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opinioni a confronto

Troppo amore per gli animali? Botta e risposta tra Vittorio Feltri e Giorgio Mulè

Uomini o animali: il direttore di Panorama risponde al direttore editoriale de Il Giornale che ha scritto un fondo in polemica con la copertina del newsmagazine italiano

VS

Vittorio Feltri

Direttore editoriale Il Giornale

Giorgio Mulè

Direttore di Panorama

Hai già votato per questo confronto

Due punti di vista sull'inchiesta di copertina di Panorama dedicata agli animali domestici

Vittorio Feltri:

Amo le bestie perché le stimo

Il desiderio di uscire dal solito noioso recinto della politichetta: questo credo sia il motivo per cui Panorama, in edicola da oggi, ha dedicato la copertina ai cani. Avete letto correttamente: cani. Il titolo è un programma: "Il padrone di casa ". E il sottotitolo - in rosso spiega: "Sicuri che non stiamo esagerando?" All'interno un'inchiesta coi fiocchi. vorrebbe dimostrare che anche in Italia è invalsa la moda (o malcostume), importata dagli Stati Uniti, di preferire gli animali da compagnia ai figli: avere per loro cure maniacali, troppe attenzioni, amarli quanto esseri umani o scambiarli per tali, impoverendoli nella loro pecularità (...).

Stando alle statistiche, il numero dei cani (i gatti vengono snobbati) nelle principali città della penisola sarebbe superiore a quello dei bambini. E allora? (...) La tesi è: voler bene alle bestie fino ad accudirli con la stessa tenereza riservata ai bebè è da deficienti. Ma siamo sicuri che sia così? Siamo davvero sicuri che ciò costituisca davvero motivo d'allarme e riveli un abbassamento delle nostre capacità di dosare e controllare gli affetti (....)? Quelli citati da Panorama sono casi limite, paradossali, e non autorizzano a pensare che gli italiani abbiano perso la testa per gli animali, eleggendoli a sostituti dei figli. La realtà è diversa. Dalle nostre parti si continuano a maltrattare le bestie, molto di più di quanto avvenga in Paesi che non esito a definire più civili. La piega degli abbandoni è spaventosa (...).

Si esagera nella crudeltà, non nell'amore per gli animali (...)Giova poi ricordare che l'Italia condivide con la Romania un record poco invidiabile: quello del randagismo, assai diffuso nel Mezzogiorno. Vogliamo parlare dei canili e dei gattili? Alcuni sono tenuti da anime gentili e generose, ma altri, pubblici e privati, sono vergognosi (....).Che dire poi di vari cacciatori che hanno applicato ai loro segugi la regola dell'usa e getta?  Conclusa la stagione venatoria, che farsene del cane servizievole che ha assecondato i capricci dello sterminatore di selvaggina? (....) E l'Italia sarebbe mionacciata dall'eccessivo amore per gli  animali? Ma per favore...

In effetti il nostro Paese sta invecchiando (...). Gli anziani però  si sentono soli e spesso adottano un cagnolino o un micio su cui  scaricare il loro bisogno di voler bene e di essere ricambiati. Già. I  figli adulti - non tutti ma quasi tutti - non hanno tempo per i  genitori, ritenuti una seccatura, dei quali si rammentano quando questi,  stanchi e debilitati, sono da rinchiudere nell'ospizio. (...). Ecco  perché gli animali, oltre all'amore, meritano la stima

Giorgio Mulè:

Caro Feltri, la nostra società dimentica i figli

Gentilissimo Direttore, caro Vittorio;
dopo aver letto le tue riflessioni sul Giornale ho concluso che sì, stiamo esagerando. Anzi, nel rapporto con gli animali (in  particolare con i cani)  abbiamo decisamente esagerato. Conosco la tua passione (la "stima", come scrivi) verso gli animali, tutti gli animali. Ricordo i bei tempi al Giornale - roba dell'altro secolo, ahinoi - quando alla domenica il Direttore era disperso nelle campagne di Bergamo e non era raggiungibile perché era a cavallo e non c'era verso di potergli parlare. E se anche avessimo provato a fermare il mondo tu, di sicuro, dal tuo destriero non saresti sceso! Un mito.
Da allora, c'è da dire, non sei cambiato: continui ad amare gli animali di un amore sincero, a difenderli anche da improvvisati e a volte ipocriti difensori.
Tutto ciò premesso, vado al sodo. È nelle tue conclusioni dell'articolo di ieri che si annida, a mio avviso, il vero pericolo. Tu scrivi: "In effetti il nostro Paese sta invecchiando (...). Gli anziani però si sentono soli e spesso adottano un cagnolino o un micio su cui scaricare il loro bisogno di voler bene e di essere ricambiati. Già. I figli adulti - non tutti ma quasi tutti - non hanno tempo per i genitori, ritenuti una seccatura, dei quali si rammentano quando questi, stanchi e debilitati, sono da rinchiudere nell'ospizio. (...). Ecco perché gli animali, oltre all'amore, meritano la stima".
Io, Vittorio, non voglio rassegnarmi a questo destino. E mi fa sentire assai triste l'idea di dovermi rifugiare nelle coccole di un cane se la piccola Giorgia, quando tra non molto sarà grande, dovesse smettere di stropicciare la faccia del suo papà o - deformata dallo specchio della cosiddetta maturità - limitarsi a una fuggevole carezza. Io sto facendo di tutto per trasmetterle amore, per trasferirle il valore assoluto del rispetto dei propri genitori che mi è stato trasmesso dal mio papà e dalla mia mamma. Allo stesso modo penso e ritengo che sia una sconfitta dell'Uomo accettare l'assunto di essere destinato a finire catalogato come una "seccatura" per i propri figli.

Se succede - e purtroppo succede - non sarà il caso di domandarsi se davvero abbiamo fatto tutto il possibile per costruire e alimentare con loro un rapporto sano? Rassegnarsi, arrendersi all'idea di essere una scocciatura o, peggio ancora, un peso è la nostra sconfitta. Per questo diffido da chi rifiuta il confronto, da chi - anche dopo questa copertina di Panorama - ricorre all'insulto gratuito perché non vuol neppure riflettere sul tema. Si tratta di persone che non leggono: c'è un punto interrogativo sulla copertina ("Sicuri che non stiamo esagerando?"), c'è la segnalazione che esistono alcune derive "paradossali" dovute all'"umanizzazione" degli animali domestici. Casi non ancora diffusi, sicuro, ma che sono già rivelatori di una tendenza. Avrai letto - sempre su Panorama - il reportage su quello che sta accadendo in Giappone a proposito del rapporto con i cani. È questa la prospettiva che mi atterrisce: una società che rinuncia a fare figli perché costano troppo o perché sono destinati a tradire i nostri sentimenti e le nostre aspettative. Si chiama egoismo ed è, questa sì, una malattia. Anzi. È la tristissima malattia del nostro tempo, quella che non ci fa neppure pensare per un secondo se sia il caso di allungare la mano verso chi ha bisogno perché l'abbiamo già ritratta voltandoci da un'altra parte.
Vorrei che aprissimo gli occhi per tempo, caro Vittorio, che non ci rassegnassimo a dover invecchiare da soli come i cani (absit inuria verbis) o in compagnia di un cane. Adesso, ti prego, non mi azzannare più di tanto!
Con la stima che sai, ti abbraccio

P.s.: a scanso di equivoci e per prevenire l'imbecille sempre in  agguato: amo gli animali e li rispetto, non sono di quelli che  inarcano il sopracciglio se un cane scodinzola in spiaggia. E a  proposito di imbecilli: ogni volta che su Panorama si parla di  animali, orde di insultatori intervengono alla loro maniera  scriteriata. Questo perché, come per alcune categorie di persone o per  alcuni fatti, non è ammesso discutere sull'argomento. Ecco, se la  smettessimo per favore...

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