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Requiem sull'industria del porno

Silvio Bandinelli, uno dei più importanti produttori hard europei: "Il porno gratuito e la crisi hanno distrutto il  settore"

Requiem sull'industria del porno Requiem sull'industria del porno

Silvio Bandinelli, proprietario di Showtime, è il regista produttore del film La Casta, con l'attrice hard Elena Grimaldi

di Paolo Papi

56 anni, nato a Tripoli e cresciuto a Firenze, con passato da militante in Lotta Continua nel 77 e da pubblicitario di grido negli anni 80, Silvio Bandinelli è considerato il regista-produttore più impegnato della cinematografia porno. Ha girato pellicole hard ambientate negli anni 70 (Anni di piombo), durante le giornate genovesi del G8,  nella Cuba guevarista o nei palazzi del potere romano ricevendo riconoscimenti anche dalla critica cosiddetta colta. Proprietario di Show Time, una delle più grosse aziende del settore di tutta Europa, ha diretto star come Selen, Eva Orlowsky, Rocco Siffredi, Roberto Malone, Ursula Cavalcanti, Michelle Ferrari. Ora, racconta, è giunto il momento di voltare pagina. Di cambiare vita. «Il fatturato dell’industria porno è letteralmente crollato del 60% in tre anni. Non ci sono più soldi. Il mondo che ho conosciuto è ormai al tramonto. È  la volta buona  che apro un chiringuito a Formentera dove mi sono trasferito nel 2009».

Quanto ha inciso la crisi economica nel vostro settore?
 La crisi è iniziata quattro anni fa con  il boom delle piattaforme gratuite. È stato un colpo mortale per tutti: il sottobosco che ci gravitava attorno, le grandi star, i produttori, gli stessi attori che erano abituati a cachet ben più consistenti di quelli che possiamo permetterci oggi.

E quanto potete permettervi oggi?
Prima della crisi un'italiana poteva prendere a scena  dagli 800 euro fino ai 1300 per le più affermate. Oggi se arrivano a 500, è tanto. Lo stesso accade per gli uomini, che sono comunque pagati meno, da sempre. Se prendono 200 a scena possono ritenersi fortunati. La verità è che l’industria del porno è stata falcidiata dalle nuove tecnologie gratuite. Ma il motivo per cui credo che sia il momento di cambiare aria è un altro.

Quale?
Non c’è più, con il  porno gratuito, quel mondo inviso ai benpensanti che in qualche modo mi aveva affascinato quando ho iniziato. È scomparso lo star system. Non ci sono più le Jenna Jameson, le Selen, le Moana Pozzi, le Michelle Ferrari. Tutti sono intercambiabili oggi. È l’era del porno low cost, fatto in casa. Persino le pellicole basate su una trama e sul tentativo di coniugare l’hard con l’impegno politico, come nel mio caso, hanno perso senso. È proprio cambiata la fruizione. Il modo con cui i consumatori si approcciano al genere.

Non dica che prima uno si guardava un film hard per la trama.
Non sono un ingenuo. Il vecchio DVD è finito, però imponeva di confrontarti in qualche modo anche con una storia. Oggi il cliente se ne va alla scena che gli interessa e punto. Lo sa quanto è la durata media di visione dei film acquistati sulle tv on demand? Tra i dieci e i dodici minuti, dicono le statistiche Sky. E su Internet? Ancora meno. Che senso hanno i professionisti dell’hard oggi?  Il soggetto, la regia, la trama, le star, persino il nostro lavoro, che senso hanno?

Eppure il porno non è mai stato così diffuso come oggi. Chi ci guadagna?
Gli unici che fanno soldi ora sono quei gruppi che gestiscono le piattaforme web che hanno cannibalizzato il mercato. Ma sono un pugno. Pochissimi.

Anche lei lamenta la violazione del copyright su internet?
Non sono reazionario. Sta semplicemente accadendo che un’industria, gratis, sta mangiandosene un’altra, tradizionale. Il risultato però non è a somma zero: si stanno perdendo migliaia di posti di lavoro. Sta scomparendo il nostro mondo. Sta scomparendo il lavoro, nell’hard come nella società.

È un problema?
Veda lei. Quando c'era ancora un'industria fiorente, fino a qualche anno fa, c'erano le grandi fiere come Venus in Germania che facevano discutere persino voi giornalisti, la stampa. Il mio film su Previti (Abuso di Potere) per esempio fu recensito bene anche da Panorama. C'era un contromondo, se volete un sottobosco borderline alla De André, che indignava i perbenisti ma interloquiva o scandalizzava la società. Oggi il porno è diventato, da un lato, di massa, scontato, dall’altro atomizzato, individuale, senza nessun ponte con la società normale, senza elementi provocatori. Non rappresenta più qualcosa, nemmeno di scandaloso o eversivo.

A proposito di fruizione il vostro settore è ancora un settore maschile?
Le donne stanno aumentando. Oggi sono al 20% degli utenti. Ma non sono ancora abbastanza per tenere in piedi la macchina. Il genere è ancora maschile, fatto da maschi e per i maschi.

Il viagra ha cambiato in meglio o in peggio il lavoro sul set?
C’è un prima e un dopo la pillola blu nell’industria dell’hard. Prima gli attori maschi di talento erano otto, dieci. Ed erano star. Dei fuoriclasse, nel loro genere. C’erano i Rocco Siffredi e i Roberto Malone.  Ora ci sono tanti ragazzi tutti rossi sul set con le vene che gli scoppiano. Prima l’eiaculazione era, quasi, come la lacrima alla fine di un melò. Oggi, col viagra, è solo seme. Oggi la star è Trentalange, un carissimo ragazzo, ma che ha il membro piccolo e che deve prendere il Viagra. Prima era Rocco Siffredi.

Anche lui è pagato ormai poco?
Lui lavora per conto suo, ma lui è ormai un marchio, una fabbrica. Non fa testo.

Ha in mente qualcosa prima di aprire il suo chiringuito?
Oggi vanno le cose che cavalcano l’attualità, come il film con quella povera ragazza di Sara Tommasi. L’ultimo successo mediatico l’ho avuto con Bunga Bunga presidente di cui  hanno parlato giornali come il Guardian e il Paìs ma che non è arrivato qui in Italia. Era un film anche affettuoso, ispirato dalle cronache dei giornali. Pensi che quando entrai in Publitalia, da ragazzo, Berlusconi per me era  un idolo: tutti quelli che ci lavoravano erano giovani. Una cosa mai vista nell’Italia di allora.

bandinelli
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