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Meno ferie, c'è la crisi

Non solo meno italiani ma anche meno stranieri. Il direttore generale di Federalberghi racconta la difficile estate del turismo. Che anche ad agosto farà fatica a rialzare la testa

Meno ferie, c'è la crisi Meno ferie, c'è la crisi

Tag:  vacanze

di Paolo Papi

«Non le nego che il periodo è molto difficile. E che, comunque vadano questi due mesi di luglio e agosto, il 2012 si chiuderà con il segno meno». Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, non nasconde le difficoltà. Aggravate nel mese di giugno anche dal calo, piuttosto inatteso, del turismo straniero in Italia. «Stiamo cercando di capire quali siano le ragioni di una diminuzione così vistosa della clientela straniera a giugno. La crisi generalizzata in tutti i Paesi europei? Il fatto che Ascensione e Pentecoste quest'anno sono cadute a maggio? Gli europei in Ucraina che potrebbero avere allontanato dall'Italia i cittadini tedeschi? Non sarei serio se indicassi una causa univoca. Quello che registro è in generale un momento di crisi. Le imprese sono in sofferenza un po' ovunque».

I dati sui primi sei mesi del 2012 sono sconsolanti. Ma non potrebbero essere ribaltati dai mesi di luglio e agosto?
Ribaltati, no. Certo, ci sono alcuni elementi che potrebbero darci un po' di fiato. C'è la tendenza consolidata, in Italia, a prenotare sotto data. C'è un sei per cento di indeci una parte dei quali potrebbe decidere all'ultimo momento di farsi qualche giorno di ferie.  Ci sono le politiche di ribasso rilevate dai grandi portali di prenotazione alberghiera (-5% a giugno e -6% a luglio) che potrebbero indurre qualche cliente a pernottare in qualche località turistica. In generale, però, per darle una cifra, metà degli italiani non va in vacanza. Non fa nemmeno una notte fuori casa. Da anni. Non da oggi.

Come è composta la clientela tipo?
Non esiste una  clientela tipo. In generale il nostro settore registra 251 milioni di  pernottamenti annui. Di questi, il 44% riguarda clienti stranieri. Il  25% dalla Germania, che fa la parte del leone da sempre nel nostro  Paese, il 7% dai Paesi Pigs, Spagna, Portogallo, Irlanda. Siamo in  difficoltà in questo momento anche con i tedeschi.

Gli italiani preferiscono ancora il mare?
Certo. Tradizionalmente viene prima il mare, poi la montagna e al terzo posto le città d'arte come Firenze e Venezia.

Ci sono piazze che sembrano reggere meglio l'urto della crisi?
Jesolo e Sorrento, mi dicono, stanno reggendo bene. Anche le città d’arte stanno lavorando bene, nonostante tutto. Nel complesso, però, navighiamo a vista.

E la Sardegna?
Già l'anno scorso l'isola ha scontato un calo dovuto all'aumento delle tariffe dei traghetti e alle difficoltà per raggiungerla. La Puglia, che negli anni scorsi aveva conosciuto un'espansione, con un'offerta innovativa, giovanile, adatta a tutte le tasche, ora è in ripiegamento a quanto ne sappiamo.

Come ha inciso la fine delle ferie lunghe nel vostro settore?
La durata del periodo di soggiorno si accorcia da anni. Basti dire che il termine villeggiatura non lo usa più nessuno. Questa riduzione del periodo però portava con sé la moltiplicazione dei week end e delle occasioni di vacanza. Speriamo che sia così anche nei prossimi anni.

Come ha cambiato la crisi le abitudini degli italiani nel vostro settore?
In generale la gente fa meno giorni di ferie. Continua ad andare negli stessi posti e magari nelle stesse strutture. Ma riduce la durata.

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