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I tedeschi? In realtà hanno paura dell'Italia

Ci amano e ci odiano. E siamo accomunati dalla sconfitta nella 2° guerra mondiale. I tedeschi per lo storico e germanista Angelo Bolaffi

I tedeschi? In realtà hanno paura dell'Italia I tedeschi? In realtà hanno paura dell'Italia
Mario Monti e Angela Merkel. Credits: (ANSA)

Tag:  Bolaffi germania Italia Merkel monti

di Carmelo Caruso

"I tedeschi? Sanno che la partita si gioca in Italia. Se cade l'Italia, cade pure l'economia tedesca". Il numero del suo telefono tedesco è composto da così tante cifre che sembra somigliare alla distanza che esiste tra Italia e Germania. "Sa, posso prendere a prestito una metafora di Trapattoni, i tedeschi sono come binari di un treno, gli italiani sono delle sfere, il massimo sarebbe far stare delle sfere sopra i binari".

È il germanista italiano più autorevole, Angelo Bolaffi, discepolo di quella tradizione che risale a Cesare Cases, direttore dell’istituto di cultura Italiana a Berlino e docente all’università La Sapienza. "Per correttezza, ero direttore fino a poco tempo fa, ho lasciato…". E però risiede ancora a Berlino, proprio il giorno dopo le parole del premier Mario Monti e le preoccupazioni su un sentimento antitedesco che sta montando anche nel nostro paese.

Professore, ma tedeschi e italiani, si odiano?
Sono rancori che nei momenti di tensione vengono fuori, non si tratta di una novità, fa parte della psicologia dei popoli, in passato erano gli elementi culturali a caratterizzare la percezione, adesso è lo spread che sale e scende". Un rapporto teso che per Bolaffi si accentua in vista di scelte importanti e che hanno come riferimento la sopravvivenza dell’Europa.

"È ovvio che si litiga, quando si è di fronte a qualcosa d’importante. Dalla sovranità politica, all’economia, si sta affrontando un passaggio fondamentale". Eppure non è stato sempre così, dei tedeschi l’Italia è stata tragicamente alleata. Bolaffi, ordina gli eventi, mette in fila i dati e comincia da quello che a suo avviso è stato un sodalizio imprescindibile per la nostra nazione.

"Il sentimento tra italiani e tedeschi ha un retaggio particolare. Il punto più alto è a fine Ottocento quando il legame era forte e positivo. Non bisogna dimenticare che il Risorgimento fu possibile grazie alla vittoria della Prussia su Francia e Austria. Sono state le due nazioni, Italia e Germania, che hanno avuto un risorgimento in contemporanea. Tutto muta nel 1938, quando i tedeschi occupano l’Italia e si tramutano nell’immaginario collettivo nei cattivi, nei forti. Nel dopoguerra cambia ancora una volta.

Adenauer e De Gasperi (i due si parlavano in tedesco) posero le basi per la futura comunità europea. L’Italia diventa addirittura la proiezione di un sogno, a quel tempo che era più ricca rispetto alla Germania. Riprendono i viaggi di formazione, si guarda al cinema, alla moda italiana. Nel ’77 invece i tedeschi sono uno spauracchio per gli italiani. Il rischio è la germanizzazione, ovvero uno Stato autoritario che comprima la lotta studentesca, ma non era vero".

Ammetterà che negli ultimi anni i tedeschi si siano attirati un certo risentimento italiano?
Gli italiani hanno pagato un rapporto difficilie con il passato governo. Senza contare che l’Italia nonostante abbia firmato i trattati europei, penso a quello di Maastricht, non sempre ha avuto cura di rispettarli. Anche la Germania e la Francia a volte hanno sforato i parametri, ma almeno in Germania, non solo hanno fatto autocritica, ma hanno anche realizzato riforme sociali, quelle che Monti sta cercando di portare avanti solo adesso

Siamo per i tedeschi il paese degli indolenti?
No, non è vero, bisogna distinguere una certa stampa, come del resto accade anche in Italia, una parte parla alla pancia, un’altra usa toni ben diversi e riconosce gli sforzi che l’Italia sta facendo.

Rifiuta di pensare a una Germania che possa fare a meno dell’Italia e da Berlino fa suo il sentimento di una nazione
I tedeschi sanno che la partita si gioca in Italia più della Grecia e della Spagna. Se cade l’Italia, cade l’Europa e di conseguenza cade anche l’economia tedesca

Cosa invidiano i tedeschi agli italiani e viceversa?
Tutti i filosofi italiani che andavano a studiare in Germania invidiavano l’organizzazione. I tedeschi non fanno nessuna mossa se dietro non ci sia una strategia. Un sistema rigido. Lo ha spiegato Peter Groz e Trapattoni

Cominciamo dal più complesso…
Per Groz, la Germania era come un transatlantico, prima di cambiare rotta impiega tantissimo tempo. L’Italia è invece come una piccola imbarcazione, è mobile si trova in difficoltà nell’oceano, ma sa sempre uscirne fuori

Adesso forse con Trapattoni, comprenderemo perché italiani e tedeschi si avversano, non crede professore?
Sì, i tedeschi sono binari di una ferrovia, gli italiani delle sfere. Bisogna far stare delle sfere sopra dei binari, non ha ragione Trapattoni?.

Bolaffi chiude la conversazione, anche Berlino è la metafora di un Europa su un binario senza stazioni.

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