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I soldi pubblici di Grillo

Contesta i rimborsi elettorali e sostiene di rifiutare ogni finanziamento pubblico. Eppure, in Piemonte e in Emilia-Romagna, gli eletti grillini incassano contributi regionali per centinaia di migliaia di euro. Usati anche per il partito.

I soldi pubblici di Grillo I soldi pubblici di Grillo

Tag:  Beppe-Grillo gattopardi Giovanni Favia movimento 5 stelle

di Antonio Rossitto

«Mascalzoni!», «parassiti!», «miserabili». Una cosa è certa: la furiosa prosopopea anticasta di Beppe Grillo ha fatto centro, titillando centinaia di migliaia di cittadini sfiniti dall’ingordigia dei partiti. I politici? Tutti furfanti. L’opposto del francescanesimo predicato dal movimento 5 stelle, dipinto da Grillo e seguaci come l’unico fazzoletto di democrazia immune da furberie e favoritismi. È proprio così? In attesa dello sbarco in parlamento, nella primavera del 2010 quattro grillini sono stati eletti in consiglio regionale: due in Emilia-Romagna, altrettanti in piemonte. Anche loro nella disprezzatissima ipercasta, di cui hanno cominciato a mutuare le abominate consuetudini. «I finanziamenti pubblici vanno aboliti!» scalcia il comico genovese. «Fuori i soldi dalla politica!». In ossequio al principio, il movimento ha rinunciato al «latrocinio» dei rimborsi elettorali concessi dallo Stato. Però incassa i più sostanziosi contributi regionali. nel 2011, al gruppo dei 5 stelle in Piemonte sono stati versati oltre 417 mila euro, divisi tra costi di funzionamento e per il personale. Ai due grillini emiliano-romagnoli ne sono arrivati pochi meno: quasi 334 mila. Il totale, solamente l’anno scorso, ha superato i 751 mila euro.

A onor del vero non li hanno usati tutti. In Emilia-Romagna, per esempio, gli avanzi di cassa ammontano a 121 mila euro. Ma non sono stati nemmeno i più virtuosi, visto che l’odiato pd ha fatto meglio: 138 mila euro di risparmi. ma come sono stati usati i fondi? I 5 stelle hanno pagato 28 mila euro per le esecrate consulenze: poco meno dell’Idv. Hanno impiegato oltre 4 mila euro per la rappresentanza: il Sel ha speso 10 volte meno. Nel personale, nonostante che il gruppo disponga di 130 mila euro, sono stati investiti 89 mila euro: più del Pdl.

«A differenza dei rimborsi elettorali, sono soldi che hanno finalità istituzionali» si è giustificato Giovanni Favia, 31 anni, consigliere emiliano del movimento. «Non possono essere utilizzati per attività di partito e nemmeno per propaganda». I rendiconti, consultabili su internet, testimoniano però il contrario. più di 10 mila euro per stampare, spedire e distribuire volantini. oltre 6.200 euro investiti nell’acquisto di spot radiofonici e spazi pubblicitari. Altri 4.500 serviti per le attrezzature: 30 cavalletti normali, uno rigido, 30 megafoni, un tavolo, 120 sedie. Quisquilie, in mezzo al mare magnum dei soldi ai partiti? Certamente. ma chi si fa gonfaloniere di rigore e trasparenza e condanna i soldi ai partiti non dovrebbe essere inappuntabile? Favia precisa: «Sono finanziamenti usati per organizzare incontri con i cittadini, dove spieghiamo quel che abbiamo fatto alla regione».

I soldi pubblici arrivano pure da vie traverse. Il comico genovese, nelle piazze di mezz’Italia, si gonfia il petto: «I consiglieri regionali dell’Emilia-romagna e del Piemonte invece di 12 mila euro al mese ne hanno presi 2.500. Si sono ridotti lo stipendio dell’80 per cento. Questa è la differenza». Solo che quell’80 per cento meritoriamente rifiutato viene usato per finanziare elezioni, manifestazioni, iniziative: proprio come il più vituperato dei rimborsi ai partiti.

I due consiglieri bolognesi pubblicano in rete il «budget stipendi». onore al merito: nessun altro lo fa. E nessuno avrebbe nulla da obiettare, se Grillo e i grillini non predicassero come un dogma la loro illibatezza. E il più totale disprezzo per ogni genere di foraggiamento. Ma il resoconto dettaglia: poco meno di 25 mila euro sono rubricati alla voce «elargizioni liberali per la campagna elettorale». Fuor di metafora: sono soldi dei cittadini finiti alle liste locali del movimento alle amministrative del 2011, denari serviti a pagare i «manifesti elettorali e il palco per Beppe Grillo ove presente». Altri 4.800 euro sono stati adoperati invece come veri rimborsi: «Copertura spese campagna elettorale regionale 2010». Ancora: 6.328 euro impiegati per l’incontro «Woodstock 5 stelle», di cui più di 4.400 euro in spot radiofonici. Quasi 2.500 euro per promozionare via etere il referendum sull’acqua. E oltre 50 mila euro di spese legali.

Soldi di tutti, usati ai fini grillini. Quell’80 per cento di stipendio eccedente, secondo il metro del movimento, diventa dunque un altro finanziamento pubblico indiretto. Del resto il surplus viene versato sui conti correnti dei consiglieri. Meccanismo che ha causato anche qualche malpancismo. Massimo Bugani, che guida i grillini nel Comune di Bologna, ha chiesto più trasparenza ai colleghi che siedono alla regione: «È necessario che quei soldi non restino sul conto corrente degli eletti» ha protestato. «Sarebbe meglio creare un’associazione che gestisse i fondi».

Qualche incertezza, a dire il vero, c’è stata pure sul detestatissimo finanziamento pubblico all’editoria, altro caposaldo delle invettive del comico. Lo scorso gennaio, Andrea Defranceschi, imprenditore agricolo quarantenne e capogruppo del movimento in Emilia-Romagna, ha chiesto alla giunta l’inosabile: fare il possibile per evitare la chiusura della redazione bolognese dell’Unità, quotidiano di partito per eccellenza. In una risoluzione, Defranceschi chiedeva di salvaguardare i posti di lavoro, «con tutti gli strumenti possibili». Grillo l’ha presa male, ventilando l’espulsione del temerario. alla fine tutto è rientrato: polemica e risoluzione.

Ragazzi che sbagliano... Com’è capitato a Fabrizio Biolè, 35 anni, consigliere dei 5 stelle in Piemonte. anche lui, magazziniere prestato alla politica, l’ha fatta grossa. Mentre in aula strepitava a favore dell’abolizione «im-me-dia-ta» del vitalizio, un collega della Lega Nord, Paolo Tiramani, ha scoperto che proprio Biolè versava ogni mese 431 euro aggiuntivi alla voce «reversibilità»: per garantire cioè vita natural durante alla moglie la sua dorata pensione da politico. «Un errore» si è giustificato il grillino. Fatto sta che, dopo lo scivolone, Biolè e l’altro consigliere, il medico trentunenne Davide Bono, hanno smesso di pubblicare su internet le loro buste paga.

Amen. Il sito regionale dei 5 stelle indica con precisione come sono stati spesi i 260.160 euro trasferiti nel 2011 per l’assunzione di personale. Il movimento si vanta di essere l’unico angolo di meritocrazia nella penisola. Caso vuole, però, che in piemonte gli assunti dal gruppo siano tutti grillini di provatissima fedeltà. Nello «staff a 5 stelle» dell’assemblea siedono, fra gli altri: Ivan Della Valle, candidato non eletto alle regionali; Giorgio Bertola, ex consigliere comunale di rivoli; Marco Scibona, dei no Tav della Val di Susa; Marco Nunnari, candidato alle amministrative di Torino; Marco Rodella, anche lui in corsa alle ultime regionali. Hanno un contratto a tempo determinato, guadagnano tra i 1.400 e 1.600 euro netti al mese.

Altri 157 mila euro sono stati invece trasferiti, sempre nel 2011, per il funzionamento del gruppo. Ne hanno utilizzati poco più della metà, il resto è in cassa. La voce più cospicua è per le consulenze, sebbene già risultino in organico nove persone: 18.772 euro. A seguire, le spese per manifesti, volantini e il giornalino Movimento Piemonte a 5 stelle, una testata finanziata dalla regione: 16.650 euro.

Strepita Grillo nei comizi: «Non devi fare un decreto legge per non prendere i rimborsi! Tiri fuori il tuo portafoglio e fai un assegno. Restituisci quelli che hai preso fino ad adesso e il tuo partito non li prenderà più. È semplice». Già, a parole tutto è sempre più semplice (twitter @AntonioRossitto).

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