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La rabbia di Enzo Mazza: "L'Agcom di Calabrò si è arresa agli ultras della pirateria"

La stretta contro le violazioni del diritto d'autore in rete non ci sarà. Eppure il regolamento era già pronto. L'intervista al presidente della Federazione Musicale Italiana

La rabbia di Enzo Mazza: "L'Agcom di Calabrò si è arresa agli ultras della pirateria" La rabbia di Enzo Mazza: "L'Agcom di Calabrò si è arresa agli ultras della pirateria"

Tag:  Corrado-Calabrò diritto d'autore enzo mazza pirateria

di Marco Morello

Insomma, la Grande Guerra del copyright è ben lontana da una svolta: almeno per ora non ci sarà nessun regolamento dell’Agcom sul diritto d’autore . A ribadirlo nella sua relazione di fine mandato è stato il presidente dell’Autorità Corrado Calabrò, che ha preferito tenere il provvedimento in freezer in attesa di una «norma interpretativa», ovvero di un lasciapassare da parte del Governo. Ciò nonostante la bozza fosse pronta da tempo e avesse alle spalle un lavoro di circa due anni, in cui sono state coinvolte tutte le parti in causa, incluso quel popolo della rete che contro il provvedimento è insorto in modo massiccio. Con un atteggiamento forse decisivo per indurre l’Authority al dietrofront. «Com’è possibile?» si chiede Enzo Mazza, presidente di Fimi, la federazione di Confindustria delle case discografiche. Che aggiunge: «Ci vogliono far credere di aver fatto tutta questa strada senza averne i poteri? Piuttosto il presidente Calabrò ha preferito sancire la resa dell’Autorità, ha consegnato la maglia dell’Agcom agli ultras della pirateria».

Presidente Mazza, cos’è che la stupisce di più?

«Il ragionamento è evidente. O i poteri li hai o non li hai. Peggio, ed è quello che è successo, non puoi dire che pensi di averli ma aspetti che qualcun altro, in questo caso il Governo, te lo confermi. È un discorso incredibile dal punto di vista giuridico».

Che conseguenze ha?

«Non buone. L’Italia si era esposta con i suoi partner commerciali, per esempio aveva assicurato agli Stati Uniti che questa norma sarebbe stata approvata. E invece, niente di fatto».

Gli Usa, infatti, non sono rimasti indifferenti.

«Ci hanno lasciati nella “watchlist”, tra gli Stati da tenere sotto osservazione, perché, cito testualmente, “la pirateria in internet continua a essere una seria preoccupazione in Italia”».

Ma perché è così difficile approvare norme che tutelino il diritto d’autore?

«È difficile nel nostro Paese. In Spagna ci sono riusciti molto velocemente, in poche settimane, e infatti sono stati cancellati da quella watchlist. Noi invece non siamo riusciti a portare il regolamento di fronte al consiglio dell’Agcom, nonostante ci fossero diversi consiglieri che chiedevano di votarlo. C’è stata una volontà ben definita di non andare fino in fondo».

Così il nostro Paese accumula un ritardo rispetto agli altri?

«Noi restiamo molto interessati allo sviluppo della rete, guardiamo con grande attenzione all’agenda digitale. Il mercato on line è fondamentale. Ma se da una parte l’offerta si amplia, nascono modelli nuovi come gli abbonamenti per avere sempre la musica a disposizione, dall’altro servono segnali di tutela contro la pirateria. Invece si va dietro al populismo più becero, che confonde le acque dicendo che la rete deve essere libera».

Ma ora, che cosa succederà?

«O il Governo o il nuovo consiglio dovranno porsi il problema. C’è una bozza pronta, ha dietro un lavoro che peraltro è costato denaro al contribuente. Non si potrà non decidere, come ha invece fatto la vecchia Agcom che ha preferito buttare la palla in tribuna perché tanto mancava poco alla fine della partita».

Twitter: @marmorello

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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