«La verità è che ci stanno facendo morire per dissanguamento mettendoci nelle condizioni di non poter più garantire i servizi basilari ai cittadini.Verrebbe quasi la voglia di dimettersi». Presidente della provincia di Monza e Brianza dal giugno del 2009, Dario Allevi, Popolo della Libertà, è piuttosto seccato. Reduce da un incontro con altri suoi colleghi a Verona, per fare il punto sugli effetti che potrebbe produrre la spending review del governo Monti, snocciola una serie di domande retoriche per far capire qual è la vera posta in gioco del provvedimento governativo sulle province italiane: «Se nevica quest'inverno, chi pulirà le strade? Come faremo a far funzionare le scuole provinciali se ci toglieranno, dopo averci tagliato il budget del 40% nel quinquiennio precedente, altri 500 milioni quest'anno e un miliardo nel 2013?».
Presidente Allevi, che cosa non la convince del provvedimento?
Pensi alla Lombardia, una regione-chiave dove ci sono circa 1700 comuni. Davvero il governo pensa che d'ora in poi possano interfacciarsi solo con la regione?
Dicono: tutti devono tirare la cinghia.
Le faccio qualche numero. Nel biennio 2005-2006 la somma dei trasferimenti a disposizione delle province italiane si avvicinava attorno ai 17 miliardi. Oggi siamo a 11. In pratica abbiamo già dovuto far fronte in questi anni a un taglio del 40%. E nel 2012, secondo la spending review, ci saranno tagli ulteriori per 500 milioni cui si deve aggiungere un altro miliardo nel 2013. È una situazione economicamente non più sostenibile per i servizi che offriamo ai cittadini. Ce l'hanno detto dall'oggi al domani. La verità è che se tutti gli altri enti avessero subito tagli simili a quelli che abbiamo subito noi avremmo risolto da tempo i nostri problemi.
Dicono anche: non aboliamo le province, razionalizziamo, accorpiamo.
Altro ché. Della attuali province italiane ne rimarranno solo una quarantina. Di queste una decina dovrebbero diventare città metropolitane, affidate - ipotizzano - al sindaco del capoluogo. Ora le chiedo: le sembra possibile, per fare un esempio, che il presidente della città metropolitana di Milano sia Pisapia che è stato eletto solo con i voti dei cittadini milanesi? Io vedo una gran confusione in questo provvedimento.
E delle altre trenta che cosa succede?
Rimarranno in piedi, svuotate di competenze, con un presidente della provincia e un consiglio non più eletti dal popolo, ma da un'assemblea dei sindaci. E con un budget ultraridotto con cui dovranno far funzionare solo i capitoli della pianificazione ambientale, del trasporto pubblico e delle strade.
E le altre, si accorpino.
Appunto. La provincia di Monza e Brianza non rientra nei parametri di estensione territoriale del governo. Il fatto è che, pur essendo una delle più piccole province italiane, siamo con quella di Napoli la più popolata d'Italia, con 850 mila abitanti. E la prima per numero di imprese per chilometro quadrato: 90 mila.
Vi accorperete con Lecco e Como. Farete la grande Brianza.
Ci stiamo studiando. Abbiamo caratteristiche simili. Vedremo.
Perché non entrate nella città metropolitana di Milano?
Ci abbiamo messo tempo a tagliare il cordone ombelicale con Milano. Abbiamo una storia diversa.
A proposito. Che fine farà la nuova sede della provincia che è costata finora 22 milioni di euro?
Ce lo devono dire loro. Io, quel progetto, l'ho ereditato dalla vecchia provincia di Milano. Siamo andati avanti perché non si possono lasciare le opere pubbliche a metà. E poi ci sarebbe costata un sacco di penali. Ora mi auguro che possa diventare la nuova sede provinciale della grande Brianza.
Quindi potrebbe cambiare poco.
Come le dicevo, se non cambiano il provvedimento, rimarranno in piedi enti provinciali senza competenze e senza risorse. Quasi quasi, a noi amministratori, viene la voglia di dimetterci. Di non rimanere lì con col cerino in mano. Il governo si assuma le sue responsabilità.
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