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Bolognesi contro Fioravanti: due verità a confronto sulla strage

Da un lato l'ex terrorista nero Valerio Fioravanti condannato per la strage del 2 agosto 1980, che continua a proclamarsi innocente e avanza l'ipotesi della pista mediorientale. Dall'altro Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione delle vittime della stazione di Bologna, convinto di una verità giudiziaria faticosamente accertata nel 1995 dopo anni di depistaggi. La polemica  è divampata  nei giorni scorsi con le dichiarazioni dell'onorevole Enzo Raisi, ex Msi, convinto dell'innocenza degli ex Nar, sulla "suocera di Bolognesi che non è morta nella strage, ma tre anni dopo, per altri motivi", quando invece la donna spirò la notte del 2 agosto 1980.  Guarda le immagini di quel maledetto 2 agosto 1980.

VS

Paolo Bolognesi

Presidente dell'Associazione delle vittime della strage di Bologna

Valerio Fioravanti

Ex terrorista nero, condannato in via definitiva per la strage di Bologna

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Botta e risposta tra l'ex terrorista nero e il presidente dell'Associazione delle vittime - Le immagini del 2 agosto 1980

Paolo Bolognesi :

Fioravanti? L'ergastolano più privilegiato d'Italia

Testo raccolto da Claudia Daconto

Come ogni anno, con l'avvicinarsi dell'anniversario della strage,  arrivano anche le polemiche. Questa volta hanno riguardato in  particolare me – ritenuto da qualcuno, ad esempio il parlamentare di Fli  Enzo Raisi e dallo stesso Giusva Fioravanti, non idoneo a rappresentare  le vittime e i loro parenti in quanto, a loro dire, avrei perso solo  una suocera. Ma l'attacco è stato pesantissimo non solo nei miei  confronti, ma anche verso quelli dell'associazione.

Credo che ciò sia  dovuto al fatto che gli abbiamo rovinato il giochino che avevano messo  insieme con la storia della pista teutonico-palestinese, una baggianata  totale che non sta in piedi e noi lo abbiamo dimostrato attraverso le  carte consegnate in Procura.

Immagino che questo abbia agitato molto le  acque tra gli sponsor di questa pista, che a questo punto sono un po'  storditi. Senza contare che mi sembra un po' astruso il fatto che gente  come Fioravanti sia fuori dal carcere visto che in base alla legge ciò  non sarebbe possibile. D'altra parte lui e la Mambro, i protetti di  Raisi in questo momento, sono gli ergastolani più agevolati d'Italia e  gli è concesso praticamente tutto. Che Fioravanti si proclami innocente è una cosa assolutamente normale  visto che dichiararsi colpevole di una strage di questo tipo sarebbe una  cosa molto seria. Ma la verità è che anche in base a tutte le  risultanze che vengono fuori anche adesso, la sua professione  d'innocenza non va molto lontano.
Solo in Italia può succedere che gente che ha ammazzato decine di  persone abbia già finito di scontare la sua pena. In qualsiasi altra  parte del mondo sarebbe una  barzelletta. E visto che le norme di legge  sulla libertà condizionale prevedono che per ottenerla ci si debba  essere resi conto del danno inflitto agli altri e alla società, ritengo  che se a lui, che non ha mai ammesso niente, è stata concessa, ci siano  dei motivi ben precisi.

Anche l'ex leader della P2 Licio Gelli quest'anno ha voluto dire la sua sostenendo l'innocenza di Mambro e Fioravanti e dicendo che a causare l'esplosione sarebbe stato un  mozzicone di sigaretta e mettendo in dubbio anche la presenza della  bomba. Non è la prima volta che Gelli sostiene una cosa del genere. Già nell'  81 diceva le stesse cose, con la differenza che allora, invece della  sigaretta, si trattava di un sigaro. Lo strano è che la commissione  Mitrokin abbia preso questa ipotesi di lavoro - lo scoppio accidentale  -  come prima istanza per poter imbastire una pista alternativa a quella  che avevano dato i risultati processuali. Ma Credo che se Gelli parla  così è perché sta tranquillo che non sarà mai punito.

Per noi parenti adesso la priorità è la ricerca dei mandanti  della strage, vogliamo i loro nomi e non il trionfo dei carnefici,  chiediamo la rimozione del segreto di Stato e l'applicazione della legge  206 de 2004 sul risarcimento per le vittime di terrorismo. In questo  caso confido molto nel ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, una  persona che quando si assume degli impegni, lo abbiamo visto anche  quando è stata commissario straordinario a Bologna, li mantiene.

Lei ci  ha risposto su tutto, sia per quanto riguarda i decreti attuativi sul  segreto di Stato sia per quanto riguarda la legge 206, arrivando  addirittura ad annunciare la nomina, in occasione del prossimo consiglio  dei Ministri, di un commissario che si prenda carico di tutta la  partita.

La nostra associazione non crede che sia troppo tardi, a  distanza di 32 anni, per fare luce su chi ordinò la morte di 85 persone e  il ferimento di altre 200. E' per questo che abbiamo avanzato anche  l'idea di una Procura nazionale antiterrorismo, sul modello di quella  antimafia, in grado di recuperare il lavoro già svolto in passato  mettendolo in relazione con il presente, cercando nuovi collegamenti  soprattutto attraverso gli strumenti informatici.


Valerio Fioravanti :

Io con quella strage non c'entro

Intervista realizzata da Michele De Feudis

Le prove su chi ha fatto la strage sarà impossibile averle. Al momento stiamo riflettendo sulle 79 vittime del terrorismo arabo in Italia: una dato sconosciuto ai più. Possiamo ancora raccogliere elementi utili a descrivere la verità del contesto”. Valerio Fioravanti è disincantato ma non rassegnato quando prova a fare il punto sulla sua battaglia innocentista e indica nella pista mediorientale una delle strade percorribili per aggiungere ulteriori tasselli ad un puzzle al momento senza mandanti e movente. Per l’eccidio emiliano nel quale morirono 85 persone, Fioravanti è stato condannato con sentenza definitiva insieme alla moglie, Francesca Mambro, e a Luigi Ciavardini. I tre, ex terroristi del sanguinario gruppo dei Nar, hanno sempre negato ogni responsabilità nell’eccidio emiliano e auspicano – stante la difficoltà di una revisione del processo - che venga acquisita una differente verità storica. I Nar sono stati il più feroce gruppo terroristico di estrema destra attivo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, responsabile di numerosi fatti di sangue (nel saggio “Il piombo e la celtica” di Nicola Rao c’è la ricostruzione dei 26 omicidi ascrivibili alla formazione neofascista dal 30 settembre 1977 all’8 luglio 1982).

Ecco una sintesi dell’intervista con Valerio Fioravanti realizzata seguendo un filo rosso che va dalla vicenda giudiziaria al fronte innocentista fino ad uno spaccato privato che va dalle motivazioni ribellistiche che animavano i giovani del Msi al rapporto con la figlia.

A trentadue anni dalla strage di Bologna c’è una sentenza di condanna passata in giudicato di condanna, ma lei e sua moglie, Francesca Mambro da un lato, l’associazione delle vittime della strage dall’altro, siete alla ricerca di nuovi elementi per fare luce su una delle pagine più oscure della storia repubblicana. Su “Il Giornale” ha scritto che con un po’ di tempo, pazienza e coraggio ci si potrà avvicinare “se non alla verità, almeno al contesto”. Non crede sia verosimile giungere alla verità sull’attentato?
No, non sarà possibile. Ho subito un processo indiziario e, a trentadue anni dai fatti, non si troveranno prove certe scientifiche come quelle dei processi americani. Ci sono invece molti elementi per cercare di capire il contesto. Le prove su chi ha fatto la strage sarà impossibile averle.

Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha garantito l’impegno del governo per “una verità storica senza alcun pregiudizio” e per facilitare l’accesso agli atti dell’intelligence.
Lo Stato da vent’anni risponde che non esiste un segreto di Stato collegato direttamente a Bologna. Nessuno ha mai opposto il segreto di Stato ad un interrogatorio dei magistrati emiliani. Esistono però tre segreti di Stato che “afferiscono” a Bologna: tutti e tre riguardano i rapporti tra i nostri servizi segreti, i palestinesi e le azioni che i nostri servizi hanno fatto finta di non vedere nei rapporti tra terroristi di sinistra italiani e palestinesi, per non rovinare un accordo generale di quieto vivere, il cosiddetto “Lodo Moro”.

Quali sono gli aspetti sui quali si concentra la vostra attenzione per riaprire il processo? Le piste internazionali?
Siamo convinti che il processo non si riuscirà a riaprirlo. È un male minore. Sono passati trent’anni. La pena l’abbiamo scontata, non ne subiamo più le conseguenze. Certo c’è un discorso simbolico, una responsabilità morale ma poca gente prende sul serio quella sentenza. Noi riflettiamo su un dato sconosciuto ai più: in Italia ci sono stati 79 morti per il terrorismo arabo. Nessuno lo sa. Nessuno ha mai organizzato una associazione. Quando tre anni fa il Quirinale ha istituito la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo, nessuna di questa è stata inserita nell’elenco ufficiale. Fiamma Nirenstein ha protestato, Pierluigi Battista hanno fatto una polemica sul “Corsera” perché fosse inserito Stefano Taché, bambino di due anni ucciso a Roma davanti alla Sinagoga nel 1982. Si tratta di 79 vittime e 208 feriti di cui la politica e il giornalismo e la storia hanno cercato di farci dimenticare ogni traccia. C’è un motivo per cui governi di centrodestra e centrosinistra sono concordi in questa strategia: e su questo stiamo ragionando.

Ci sono testimoni del tempo che possono rivelare tasselli per comporre il mosaico di Bologna 1980?
Andammo a trovare Francesco Cossiga con nostra figlia dopo il suo battesimo e ci ribadì le sue convinzioni: “La verità non la saprete voi, non la saprà vostra figlia, la saprà la figlia di vostra figlia”. Chi ha nascosto le prove, se le ha nascoste a fin di bene, deve continuare a nasconderle, perché in caso contrario rovinerebbe i rapporti con altri servizi segreti. Ci rimane da lavorare su ciò che non è ufficiale. Ragionando su Bologna ci siamo domandati la fretta con cui hanno costruito prove false contro di noi da cosa poteva nascere. E la riflessione su fretta e grossolanità con cui hanno fatto certe operazioni ha portato la Corte a emettere delle condanne e porta noi a riflettere su cosa doveva essere nascosto e a cosa è servita questa condanna “sbagliata”.

A quali fattori grossolani si riferisce?
Ai depistaggi realizzati. Al di là del fatto che una Corte di Assise ha fatto finta di prenderli per buoni, chiunque li leggeva si accorgeva che erano stati fatti in fretta e furia. Se uno esce dal vittimismo e pensa a freddo al perché i servizi segreti hanno inventato una pista falsa, deve capire quale “imprevisto” è stato necessario coprire, quale incidente di percorso ha costretto dei professionisti a fare tutta una serie di errori. Purtroppo la Corte, per motivi anche politici, ha preferito prendere per buoni gli errori. (…) Come disse Giovanni Pellegrino, presidente della Commissione Stragi, senatore dei Ds: “Questa sentenza è appesa nel vuoto”.

Recentemente è scoppiata una polemica in merito al docufilm di Matteo Pasi, “Un solo errore”, nel quale viene letta una sua intervista nella quale afferma che “Paolo Bolognesi (il presidente della associazione delle vittime ndr) ha perso la suocera e come dice un mio amico, la suocera non è una vera perdita, non sta cercando la verità”, ed è “un vecchio partigiano” mosso “dalla ideologia”. Sono queste le parole che ha usato con l’intervistatore?
È una conversazione a quattr’occhi nella quale dico che non voglio fare nessuna intervista, perché la ritengo inutile, e perché la questione “Strage di Bologna” è attraversata da rancori e interessi inconfessabili. Sono parole che ho probabilmente usato. Sono frasi che uso per spiegare che non serve contrapporsi frontalmente a una persona che ha argomenti forti da un punto di vista emotivo, perché una vittima ha diritto di contestare quello vuole, ma viene meno il ragionamento.

“Il manifesto” ha ripubblicato la prima pagina del giornale comunista del 3 agosto 1980. Allora Luigi Pintor scrisse sull’atto terroristico: “Ma dove si nascondono una mente, una volontà, una organizzazione così feroci e avventurose? E per quale fine politico, giacché anche il terrore deve darsi un fine, immaginare e predisporre un esito?”. Ha provato a dare una risposta a questi interrogativi che conservano una straordinaria attualità?
Questo è l’impasse dell’inchiesta bis. (…) Come disse Cossiga 15 anni fa si è trattato di un “incidente”, dove questa parola va usata in una accezione cossighiana che può voler dire diverse cose, non certo nella versione grossolana di Licio Gelli che parla di un “mozzicone di sigaretta”. Cossiga ha spiegato che esisteva un accordo segreto con i palestinesi, le tensioni legate a questo accordo, gli attriti creati con i servizi di altri paesi. L’accordo con la fazione di Arafat può aver infastidito le altre fazioni palestinesi. Questa strage non sembra avere ricadute politiche per nessuno. Sta a persone più intelligenti di me scoprire quale delle varie tipologie di incidente possibile si è verificata.

Ci sono storici, parlamentari o giornalisti che vi hanno sorpreso per come hanno sostenuto la vostra causa?
Abbiamo conosciuto la “mafia delle persone per bene”. Siamo stati aiutati da gente che ci ha dato una mano secondo coscienza, anche se non avrebbe avuto nulla in cambio. Un processo come quello di Bologna avrebbe schiantato qualunque altro. Con Francesca abbiamo fatto questa considerazione commentando la morte di Loris D’Ambrosio, un magistrato con noi sempre molto garantista: è stato una di quelle persone che ha reso possibile la nostra sopravvivenza. Sin dall’inizio della nostra storia politica, e poi politico-terroristica, sapevamo che il nostro impegno sarebbe stato calunniato. Quando a vent’anni si è profilato il processo di Bologna non è stato né una sorpresa né una novità: l’abbiamo considerato l’ennesimo episodio di una guerra culturale che vorrebbe imporre un pensiero unico contro il quale ci siamo ribellati, esagerando. La nostra risposta è stata sbagliata, ma c’è stato un tentativo di condizionare la storia, il ricordo di questo paese e noi abbiamo fatto parte del movimento di resistenza contro questa corrente.

Come trascorrono il 2 agosto Valerio Fioravanti e Francesca Mambro?
Siamo al lavoro: domani presentiamo il rapporto sulla pena di morte della nostra associazione, aggiornando archivi e database.

Cosa racconta o racconterà a sua figlia della complessa vicenda politica e giudiziaria che vi ha riguardati?
Le abbiamo raccontato tutto. Fin da piccola. Le abbiamo parlato nel modo in cui si può parlare con una bambina. Conosco persone, terroristi meno famosi, che hanno nascosto le loro vicende alla prole, convinti di essere dimenticati. Ma se la tua storia ti appartiene, ti torna indietro. E’ un errore camuffare il passato. I propri errori e i propri fantasmi vanno affrontati.

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