Corruzione per 8,5 milioni di euro presumibilmente ricevuti dal faccendiere Pierangelo Dacco'. Questa l'accusa rivolta dalla procura di Milano al presidente della regione lombardia Roberto Formigoni.
Il celeste, come lo chiamano i suoi uomini più fidati, e' indagato. Questi i fatti e nell'attesa che la procura faccia presto nell'accertare la verità, oggi ci tocca constatare l'ennesima difesa sgangherata e apocalittica del Presidente.
" GIORNALISTI GOSSIPARI, parlero' con i magistrati di cose che a me interessa e chiarirò la mia posizione, ma senza passare per il vostro visto che non è sempre fedele e ha preso ormai una deriva gossipara"
Poco ci interessa sapere, in questa fase delle indagini, quello che sostiene la Procura. Molto più importante, dal punto di vista squisitamente politico, sono invece le parole del Celeste.
Il complesso delle accuse non sembra spaventarlo, e questo e' legittimo, curiose sono invece le argomentazioni che ha usato in conferenza stampa per difendersi.
"Ho letto le carte e mi son detto: tutto qua? Avevo letto gia' tutto sui giornali in queste settimane", ha affermato il governatore, nulla di nuovo e' emerso sono i soliti episodi che ho definito in piu' occasioni falsi, non a me riferibili, gravemente deformati. Insomma: dopo la lettura di questi atti, non ho assolutamente nulla da temere".
Evviva. Speriamo sia davvero così. Quando pero il governatore entra nel merito Dell '' 'inchiesta, le sue giustificazioni appaiono alquanto claudicanti.
"Dov'e' la corruzione? Qual e' l'atto corruttivo? Qui la corruzione la gh'e' minga. Io non l'ho trovata. Solo elucubrazioni. Non e' reato eventualmente essere stato ospite a una cena insieme ad altre 50 persone, o per qualche weekend".
Caro Formigoni, nell'inchiesta non si parla di una cena bensì di tangenti per 8,5 milioni che sarebbero, secondo l'accusa, transitati in Svizzera per pagare i viaggi e le vacanze del "memores domini" Ciellino. Non discuto qui di ciò che dovrebbero fare gli appartenenti a questo gruppo religioso (voto di castità, povertà e obbedienza ai superiori), di questo renderà conto alla sua congrega, vorrei pero capire perché in tutti questi mesi il nostro Celeste non e' mai riuscito a produrre una prova a suo favore.
Un estratto conto, uno scontrino, una ricevuta fiscale che provasse i pagamenti delle sue vacanze. Se davvero, come sostiene Formigoni, Il faccendiere Dacco non gli ha mai pagato la villeggiatura, dove sono le pezze giustificative?
Anziché difendersi insultando la stampa che pubblica le notizie, perché non va allo sportello della sua banca a chiedere l'estratto conto degli ultimi movimenti? In fondo non e' difficile, forse avrebbe evitato l'avviso di garanzia di cui oggi tanto si lamenta. Di certo non vorremmo mai più sentire la famosa frase di manzoniana memoria "omnia munda mundis" tutto e' puro per i puri...questo e' tutto da dimostrare.
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