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Veltroni: il mio Pd, un'arma leale per Prodi contro i Tafazzi della sinistra

Per la chiusura della campagna in vista delle primarie, Super Walter il favorito torna al Lingotto di Torino. Un'ora di discorso per difendere l'azione del governo, invitare i concorrenti alla leadership del Pd e la sinistra radicale ad astenersi dall'autolesionismo, benedire l'accordo sul welfare. E dettare l'agenda al centrodestra

Tag:  14-ottobre CdL discorso Ds Lingotto

di Matteo Durante

Ha parlato del Partito Democratico che verrà e dell'Italia che vorrebbe. E non poteva esimersi dal farlo, Walter Veltroni , tornato al Lingotto di Torino a chiudere quel viaggio verso la guida della nuova compagine del centrosinistra che proprio da qui, il 26 giugno scorso, prese il via . Ha parlato dell'importante vittoria del sì referendum tra i lavoratori sul welfare e del buon andamento (soprattutto sotto il profilo della politica economica) dell'esecutivo di Prodi, al quale ha promesso lealtà e forte sostegno fino al 2011. E questa, al di là della cortesia istituzionale, è una buona notizia per il Prof. Ha parlato di sicurezza, di lotta alle mafie (priorità nel programma del nascente Pd) e di quella tendenza tutta interna alla sinistra di "darsi le martellate lì, come Tafazzi, altrimenti non si sente a posto". Ma, forse proprio per non farsi del male, il candidato favorito alle primarie di domenica 14 ottobre ha evitato, con cura, di toccare altri temi: nessun riferimento alla laicità del futuro partito (e chissà come c'è rimasto Pier Giorgio Odifreddi , seduto in platea), alla sua collocazione all'interno del panorama politico italiano ed europeo (tra i socialisti o i popolari?); solo un cenno breve all'ambiente, per sostenere il binomio sostenibilità-sviluppo e far scattare l'applauso per il neo Nobel, Al Gore ; solo un fuggevole richiamo alla politica estera, per dire che il rischio maggiore di oggi è il ritorno alla proliferazione degli armamenti da parte di Usa e Russia.

Per il resto, è il Super Walter di sempre, con quell'innata capacità di far sognare l'uditorio, di prospettare un futuro pieno di sfide: tutte entusiasmanti, tutte da affrontare, tutte da vincere. Il "solito" Veltroni, solo un po' più stanco: com'è naturale che sia per uno che da più di tre mesi, oltre ad amministrare la Capitale, va girando l'Italia, spiegando cosa ha intenzione di fare da leader del Pd e cosa aspira a fare da sindaco d'Italia. E com' è l'Italia dipinta da Veltroni, nell'ora abbondante di discorso tenuto davanti a una platea di circa  1200 persone (su più di due mila posti dell'Auditorium del Lingotto)? Un Paese in bianco-nero, di luci e lacci dove il bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno, a seconda di come lo si guarda. Esordisce così: "Ho visitato la reggia di Venaria Reale insieme al sindaco Chiamparino (applausi: qui è di casa, ndr). Uno spettacolo sorprendente, tornato allo splendore di quando fu creata. È per questa Italia che faccio la mia dichiarazione d'amore: un Paese capace di eccellere nel mondo grazie alle sue bellezze, alla sua unicità, alla grandezza delle persone (ecco il bicchiere mezzo pieno). Il mio Pd sarà per loro: un partito di popolo, con la gente al primo posto.  Persone vere, che vivono e lavorano, non quelle raccontate dal circuito mediatico, quelle che la politica vede un po' da lontano e invece dovrebbe cercare. Persone come la famiglia di imprenditori... ehm, scusate, di operai, da cui sono stato invitato a pranzo, quest'oggi: Pietro e Antonia Maviglia, ex lavoratore Fiat lui ed ex operatrice scolastica lei. La mia Italia è il Paese dei giovani precari da 800 euro al mese, è l'Italia dei 50enni che chiedono garanzie sulla pensione, l'Italia dei disabili che guardano con speranza al futuro, l'Italia degli imprenditori che hanno buone idee di sviluppo e crescita ma sono imbrigliati da un sistema impaludato e fermo" (e qui, invece, il bicchiere è mezzo vuoto). Per riaccendere motore ed entusiasmo, il Candidato, sempre volando piuttosto alto e senza scendere troppo nei dettagli, propone allora la sua ricetta.

Innanzi tutto, la condivisione dei talenti e dei destini: "Il Pd nasce dalla contaminazione di storie e idee e percorsi diversi. E ha l'obiettivo di entrare nel futuro con un nuovo lessico (lontano da quello dei talk show). Un vocabolario dove non ci sia posto per l'odio e dove trovino spazio le risposte concrete". Disarmare lo scontro politico è il secondo ingrediente della ricetta Veltroni: "I blocchi mondiali sono caduti, finiamola anche noi con gli scontri ideologici. Serve più rispetto e civiltà. Da 15 anni questo Paese è bloccato dalla dialettica asfittica Berlusconi-comunisti. Così non si va da nessuna parte. E mi stupisco io dello stupore altrui su alcune mie attestazioni di stima nei confronti di personalità politiche avverse al nostro campo. Basta anche al cosiddetto bipolarismo televisivo, dove su un dato argomento, bisogna sempre trovare due pareri opposti".

L'impossibile dialettica tra i Poli impedisce poi, secondo Veltroni, di abbattere tutti i conservatorismi di casta e corporazione, che non fanno crescere il Paese. No, il Favorito non ce l'ha, "grillianamente", con i partiti e le nomenklature (anche se è singolare che solo in questo passaggio abbia pensato di salutare Piero Fassino, l'ancora per poco segretario dei Ds), ma "con chi difende sacralità inesistenti che lasciano il Paese nel degrado per paura che, prendendo qualche decisione, si scontenti qualcuno o si perdano dei privilegi". E poi, dice, c'è bisogno di innovazione. Politica innanzi tutto. Il che significa sbarazzarsi del "demone della nostalgia: che si avvinghia alle gambe, che blocca i movimenti. È tipico in particolare della sinistra, poi, pensare che ieri sia sempre meglio di oggi. Ma oggi invece è giusto trovare soluzioni diverse, chiamando in causa formule che nel passato non erano compatibili ideologicamente con noi". Esempio? "La sicurezza: la sinistra che vedo io, non può declinare questo compito. Quasi per un riflesso Pavloviano io sono portato a stare con i deboli. Ebbene, senza guardare al passaporto di chi delinque, il debole è chi subisce l'atto di violenza non chi lo compie". E qui scatta l'ovazione, che fa capire a Veltroni che la platea non solo apprezza la nuova moda Sarkò , ma ha anche intuito contro chi indirizza i suoi fendenti Walter, l'ex buonista. Che infatti rincara: "Mi si dice spesso da sinistra: 'scegli: o con il lavoro o con le imprese'. Ma io non scelgo o meglio, anche a costo di subire qualche ironia , scelgo si stare con tutte e due. Voglio una politica che sostiene gli imprenditori e difende i lavoratori: si può fare. Come si deve fare in modo che i politici facciano più di un passo indietro: per essere direttori di una Asl serve solo essere bravi, capaci e onesti. Non la tessera del partito che ha vinto le elezioni". Perché altrimenti "è facile che nascano malcontenti e ci si senta dire un Vaffa, che però non risolve i problemi".

Il rinnovamento della politica passa inoltre dalle riforme. E il Pd, a quanto prospetta Veltroni, ne farà e ne sposerà molte: "Il 22 ottobre arriva in Parlamento il disegno di riforma costituzionale a cui da mesi sta lavorando Luciano Violante (è in sala, quindi: applausi, ndr) e che prevede la riduzione dei seggi dei deputati a 500 e quelli dei senatori a 180; una camera che legifera; un governo più forte con il premier in grado di revocare i ministri, senza per forza aprire una crisi". Come se la crisi del sistema politico sia coenuta solo nel libro di G.A. Stella e S. Rizzo, aggiunge poi il sindaco di Roma: "La Casta , per il 90%, dice cose giuste e denuncia storture da correggere. Noi per esempio domenica fondiamo due partiti in uno. Ne restano altri 40: troppi per il nostro Paese. E allora chiedo anche alla destra di fare come noi: questo è il momento di aprire anche da quella parte un confronto sul partito unico. Lo dico alle persone dell'altro schieramento che stimo: come fate a stare con chi vuol mandare stampelle ai Senatori a vita , con chi chiede la pulizia etnica contro i culattoni, chi vuole trasformare gli immigrati in leprotti per scaldare le doppiette?".

Non contento di dettare l'agenda alla Cdl, Veltroni spariglia ancora di più il campo a sinistra, con un gioco verbale piuttosto fine ed efficace: "Sulle riforme che faremo, cercheremo il maggiore consenso possibile. Non si tratta di cambiare alleanze. Si tratta di fare alleanze per il cambiamento e l'innovazione. Metteremo in piedi un programma con le priorità di cui il Paese ha bisogno e su questo misureremo le alleanze". E se a qualcuno è venuto il sospetto che la proposta strizzi l'occhio ai centristi e guardi di traverso la sinistra radicale, ecco la risposta: "Con la sinistra radicale ci sono delle differenze ed è bene che si vedano, ma è possibile che non si riesce a far convivere le differenze senza entrare in conflitto?  È possibile che sul protocollo del welfare, a favore del quale ha votato l'80% dei lavoratori, ci siano esponenti di Rifondazione che ancora lo contestano. Perché non si riesce a garantire la convivenza?". Si legge convivenza e si intende la sopravvivenza del governo Prodi, messo quotidianamente in discussione non per "la qualità delle sue azioni ma per la sua immagine pubblica, devastata da alcuni mali che dipendono dal sistema politico, la frammentazione, la visibilità che sono figli di una legge elettorale che spinge ad esasperare i protagonisti in attesa di un voto in cui ciascuno può sperare di tornare in parlamento e quindi deve fare il più rumore possibile per farsi vedere". E invece quante cose buone, dice Veltroni, ha fatto in un solo anno e mezzo l'esecutivo, in particolare nella riduzione del debito, sulle liberalizzazioni e sul welfare, e "per questo" ha continuato "dico che dal Partito democratico non ci si deve attendere altro che un sostegno forte e leale all'azione di Prodi".

Senza aver mai citato gli altri quattro concorrenti alle primarie, Super Walter si avvia alla conclusione. Con sorpresa: "Domenica faremo una cosa grande, che ha a che fare con la passione e il sogno. Anche fossero solo centinaia di migliaia i voti, sarei contento. Ma mi piacerebbe anche che sia una cosa divertente. Sì, dico agli uomini e alle donne (che saranno la metà dei dirigenti del Pd, una cosa mai vista) di divertirsi (intellettualmente parlando), di stare in mezzo alla gente. La politica è la bella arte di risolvere i problemi. Ma occorre la grinta, per riuscirci. Facciamo come quello splendido giovanotto di 97 anni, Vittorio Foa , che mi ha chiesto di poter partecipare al voto del 14 ottobre...".

Ore 19,50, c'è solo il tempo per l'unica citazione di tutto il discorso. E immancabile arriva l'I Care che don Milani fece scrivere sui muri della scuola di Barbiana. Un classico veltroniano: campeggiava sopra il palco del primo congresso Ds, nel 2000, proprio qui al Lingotto. Il segretario allora era Walter Veltroni: più che una coincidenza, un segno del destino...

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