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Veltroni avverte i "ribelli": scindere il Pd è un'idea suicida

Il leader dei democratici al meeting a Napoli con i deputati del Pse: "Io cerco di tenere insieme e di estendere il consenso. L'obiettivo è quello di portare tutti i democratici nel parlamento europeo". Ma l'area cattolica non vuole saperne e si fa strada l'ipotesi di una scissione. O di un congresso chiarificatore

Veltroni avverte i "ribelli": scindere il Pd è un'idea suicida Veltroni avverte i "ribelli": scindere il Pd è un'idea suicida
di Redazione

 

C'è chi dice (lo fa Marco Follini dalle colonne dell'Unità) che il lutto (cioè la sconfitta alle scorse elezioni) non è stato ancora rielaborato dal gruppo dirigente del Pd. C'è chi teme (i cattolici ex Margherita ) che dopo essere entrati in un partito, votato alla corsa solitaria per dire basta all'alleanza con socialisti e "rossi", si ritrovino questi ultimi nella stessa formazione europea, nel Pse . E c'è chi, come Romano Prodi - che il Pd l'ha voluto e fondato (pagandone anche un prezzo altissimo) - sente di non poter/dover ritirare le sue dimissioni da presidente (onorario) del partito.

Insomma, non si respira una aria serena dalle parti del loft. Alla disperata ricerca di una collocazione a Strasburgo, dove sono due le grandi famiglie politiche: i socialisti, da un lato, i popolari dall'altro, Walter Veltroni non sa dove sedersi. E la questione non è solo "geografica". L'anima cattolica del Pd non ne vuole sapere di andare a braccetto con Zapatero. Dunque la grana è tutt'altro che semplice.

Tanto che sullo sfondo, come paventato da un articolo di Famiglia Cristiana, qualcuno vede anche il rischio che, a soli 10 mesi dalle primarie , i due poli (Ds e Dl) tornino sui propri passi, scindendosi e dando quindi ragione a che diceva che il Pd stesse nascendo tramite fusione fredda . Ovvio che Veltroni faccia di tutto per evitare che ciò succeda. Un po' per non passare alla storia come primo e ultimo segretario democratico. Un po' perché per l'uomo del "ma anche", non possono esserci rotture, divisioni e scismi nel proprio orizzonte politico.

L'ex sindaco anzi ipotizza (e sogna) uno scenario politico che, a livello europeo, riconosca "le caratteristiche, l'identità e l'originalità dell'esperienza del Pd". Durante la conferenza stampa con Martin Schultz, a Napoli (nel corso di un meeting dei parlamentari europei del Pse) il segretario ha detto : "Il Pd sta fondendo culture ed identità diverse", attraverso "un gigantesco lavoro di sintesi che è la forza del centrosinistra. Noi siamo un partito di centrosinistra e sentiamo il dovere di dialogare con le forze che operano nel campo del centrosinistra europeo". E ancora: "La bellezza di questo dialogo avviato con Martin Schulz è proprio nel reciproco riconoscimento. Non so dove questo porterà, ma so che abbiamo scelto la strada giusta: è il tempo di una grande innovazione, non ho la presunzione di dire che la nostra strada è la migliore, abbiamo avuto un buon risultato alle elezioni, ma abbiamo perso e dobbiamo ancora crescere. Ma sento che è venuto il tempo di una profonda innovazione e credo che il dialogo tra il Pse e il Pd sia utile proprio per contribuire a questa generale innovazione". Tradotto: nessuna divisione tra i gruppi, ma "tutti insieme" al parlamento di Straburgo. In quale gruppo? Si vedrà.

Anche perché, proprio in seno all'innovazione auspicata dal segretario democratico, il Pse potrebbe anche allargarsi (nel nome e negli scranni) per far posto tra le sue maglie alle truppe dei democratici italiani: "Noi esprimeremo che siamo il gruppo dei Socialdemocratici e anche delle altre forze progressiste in Europa", spiega il capogruppo del Pse, Martin Schulz, nella conferenza stampa, dando così la disponibilità a "integrare" il nome del Pse per aprirsi a nuove forze ma a condizione che il termine socialista resti e non scompaia. La modifica , in realtà, sta nel solco del cambiamento dello statuto del Pse, che avvenne in Portogallo in occasione del congresso del partito e andrebbe proprio nella direzione delle richieste del vertice del Pd italiano. L'ipotesi era, ed è, quella di aggiungere l'aggettivo "democratico" fra socialista ed europeo. Se questo possa bastare a rendere digeribile l'approdo socialista ai margheritini, appunto, si vedrà.

Intanto il segretario boccia, senza mezzi termini, l'ipotesi di un congresso: "Se fosse messa in discussione l'idea di fondo del Pd e si volesse tornare a Ds, Dl e a 14 mila componenti, allora sì si dovrebbe fare un congresso". E ancora, rincarando la dose: "Se ogni volta che ci sono opinioni diverse si dovesse fare un congresso, allora sarebbe un congresso quotidiano. Ma il congresso andrebbe fatto se fosse in gioco la questione di fondo. A me - avverte Veltroni - non si può chiedere nient'altro se non di fare il segretario del Pd. Se invece si tornasse indietro, allora si dovrebbe fare il congresso".

A meno che, invece del congresso, il Pd non rispolveri quella "grande espressione di democrazia diretta" che sono le primarie: con queste i democratici sono nati, con le primarie potrebbero scegliere su quale poltrona europea sedersi. Prima che qualche loro  componente la sposti, mandando il partito a gambe all'aria.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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