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Ultras Italia, tifosi a destra da anni in lotta "per la Nazione"

Ultras Italia, tifosi a destra da anni in lotta "per la Nazione" Ultras Italia, tifosi a destra da anni in lotta "per la Nazione"
di Redazione

 

Adesso la Figc mostra il pugno duro: "Non chiederemo più biglietti per le partite dell'Italia all'estero", dice il presidente della Figc, Giancarlo Abete . È questa la misura che la federazione adotterà dopo i disordini che hanno accompagnato la trasferta azzurra a Sofia. "Dispiace, perché molte persone tra le 144 presenti allo stadio di Sofia non hanno nulla a che fare con i disordini. Ritengo che chi ha esibito le croci celtiche a Sofia possa essere individuato, visti i mezzi tecnologici oggi a disposizione", aggiunge il responsabile della Federcalcio, riferendosi agli episodi di sabato . "Non si tratta di tifosi, ma di persone che hanno una propensione a delinquere con l'intenzione di danneggiare l'immagine del calcio e del nostro paese". L'Italia torna in campo mercoledì: a Lecce, la selezione di Lippi ospita il Montenegro . E la Figc tradisce la sua preoccupazione: "Ci stiamo organizzando con il ministero" dell'Interno "e con i responsabili della sicurezza. Alla federazione del Montenegro sono stati inviati 100 biglietti. Nel giorno della partita verranno messi in vendita altri 500 tagliandi per i tifosi ospiti, a cui sarà destinato un settore", dice il numero uno della Federazione.

Adesso la Figc mostra il suo volto determinato. Anche se sono sei anni che gli ultrà neofascisti tentano di organizzarsi intorno alla Nazionale. In realtà all'inizio anche polizia e servizi la consideravano un'iniziativa fallita. Un gruppo di ultrà, nato nel cuore più nero delle curve italiane, dedicato alle trasferte degli Azzurri. Ora, dopo la notte di Sofia, gli scontri, i saluti romani, i cori fascisti, la bandiera bulgara bruciata sugli spalti, tutti s'interrogano sulla crescita esponenziale del fenomeno Ultras Italia.

I dati dell'intelligence dicono che il loro numero varia da 500 a 700, vengono da tutta Italia, non sono "un gruppo organizzato con un capo e un portavoce", come dice Giovanni Adami, avvocato udinese specializzato nella difesa dei ragazzi colpiti da Daspo . E l'identificazione con l'estrema destra delle curve è assodata. Sono gli stessi ultrà che, alla vigilia del Mondiale 2006 in Germania, annunciavano: "Siamo pronti a scontrarci con tutti". Speravano di trasformare la Coppa del mondo in un revival neonazista, ma furono tenuti a bada dalla polizia tedesca.

Ma la storia inizia ancora prima. È il 2003 quando una relazione dell'intelligence scrive: "Un'iniziativa" che ha, tra l'altro, registrato una scarsissima adesione "è stata quella della costituzione di un club di tifosi denominato 'Viking Italia' , disposti a seguire la nazionale italiana durante le trasferte". I Viking Italia nascono nel 2000, mettendo insieme le frange più accese delle tifoserie (anche di altri sport, come il basket) e trovando una sponda spagnola nell'Orgullo Vikingo Real Madrid .

"Dopo varie esperienze da singoli, decidemmo dopo alcune riunioni che era giunto il momento di schierarsi ufficialmente: con tanto di striscione, al fianco della nazionale", è la spiegazione su degli Ultrà di Angri , uno dei nuclei forti. Perché anche se non esiste un capo - ma solo persone di riferimento - il coordinamento tra Nord e Sud c'è.

L'embrione del progetto è dei "duri" della curva del Verona durante gli Europei del 2000 e viene subito raccolto dagli ultrà della Triestina, dell'Udinese, del Treviso, ai quali si aggiungono gli Irriducibili della Lazio , i più "neri" tra i supporter della Roma e altre frange minoritarie degli stadi del Sud. Al ritorno in Italia si svolge un summit dove si decide la linea: sostenere la nazionale come una squadra di club, con coreografie, trasferte organizzate e una mappa di tifosi amici e nemici. In quell'occasione nasce il nome: Ultras Italia.

I nomi della maggior parte dei componenti - tutti ragazzi tra i 18 e i 30 anni - sono noti al Viminale. E proprio dalle indagini in corso, Viminale e Figc si aspettano un riscontro: c'erano davvero allo stadio di Sofia, come si sospetta, persone diverse da coloro che avevano acquistato il biglietto in Italia tramite la Federcalcio? Nulla di più facile, vista l'assenza di tornelli al Levski Stadium e il carattere non nominale dei controlli bulgari.

Ma non ci sono solo ultrà di destra, anche perché nelle curve i gruppi si confondono, la "liquidità" dell'organizzazione non consente identificazioni certe. Certificati invece i gemellaggi con le tifoserie di destra, quella di Lione ad esempio, o quella del Levski Sofia. Con la quale pure sabato gli italiani presenti a Sofia si sono incontrati: braccia tese nella curva tricolore, svastiche in quella bulgara.

Iconografia e simboli, d'altra parte, sono riconoscibilissimi. Basta andare su E-Bay per trovare un negozio virtuale a nome Ultras Italia : felpe modello Diabolik Ninja o Origini Italiche Dux, stemmi Fascismo Savoia Ultras, addirittura la cintura "Campioni del mondo", con importante specifica: fibbia in metallo. Ci sono poi anche semplici felpe Italia Campioni del Mondo. Perché l'organizzazione nasce prima del 2006, ma il mondiale vinto in Germania ha dato paradossalmente l'impulso. E ha creato un merchandising parallelo, ancorché non ufficiale.

Insomma: sono anni che gli ultrà neofascisti si sono ritrovati intorno agli Azzurri. E la serata di Sofia, per chi conosce il retroscena delle cose, non può rappresentare una sorpresa.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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