Quando l'ex ministro dell'Economia del governo Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, scomparso a dicembre a 70 anni, ebbe il coraggio di dire in tv che le tasse sono bellissime, un suo collega di maggioranza, Daniele Capezzone, allora ex radicale schierato col centrosinistra, gli rispose che in via XX Settembre c'era un "marziano" fuori dalla realtà.
A quale realtà si riferisse quattro anni fa Capezzone (che nel frattempo è transitato nel PdL diventandone portavoce) è facile scoprirlo: quella di uno Stato che in media si porta via quasi la metà dello stipendio di un lavoratore dipendente, che strozza le piccole e medie imprese, offrendo in cambio servizi e livelli di efficienza amministrativa tutt'altro che elevati. Insomma: il prelievo fiscale in Italia è ancora tra i più alti in Europa, a livelli di Francia e Germania, senza per questo significare, nonostante le promesse della classe politica, un livello di servizi, trasparenza ed efficienza amministrativa altrettanto elevati, per lo meno in alcune aree e comparti.
Secondo una recente indagine del Censis, però, è successo qualcosa di nuovo. Come se la crisi economica, in un Paese che invecchia sempre di più, avesse messo in moto una nuova domanda di protezione sociale che solo lo Stato può offrire. Fuori di metafora: le tasse non sono giudicate troppo alte in assoluto, secondo questa indagine, ma piuttosto in relazione alla qualità dei servizi ricevuti. E la maggioranza degli italiani (il 55,7%), infatti, posta di fronte all'opzione secca "più servizi, più tasse" oppure "meno tasse, meno servizi", sceglie senza esitare la prima ipotesi, con picchi oltre il 65% tra gli over 70. Spiegano gli esperti del Censis: «Il richiamo all'abbassamento delle tasse sembra aver meno appeal rispetto alla voglia di una maggiore giustizia fiscale».
Certo, c'è un'altra parte del ragionamento che questa ricerca non svela: chi è disposto, infatti, a sborsare più soldi per ospedali di dubbia qualità, come accade purtroppo in alcune aree del nostro paese? Chi per mantenere una burocrazia farraginosa che non riesce a autoriformarsi? Chi per una giustizia coi tempi più lunghi in Europa? Chi per pagare una scuola e un'università inferiore rispetto agli standard degli altri grandi paesi europei? L'indagine fotografa solo un mutato clima culturale: l'epoca del «meno tasse per tutti» come strumento per favorire la crescita e moltiplicare la ricchezza nazionale è ormai alle spalle. Come se, di fronte alla crisi, ci scoprissimo tutti un po' più impauriti e meno speranzosi del futuro.
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