• RSS
  • youtube
Home  -  Italia  -  Pirateria online: il duello

opinioni a confronto

Pirateria online: il duello

Le opinioni a confronto di Ivan Scalfarotto, fautore della libertà della rete, e Matteo Millè, presidente di BSA Italia

VS

Ivan Scalfarotto

Vicepresidente del Partito Democratico e animatore della notte della rete del 6 luglio scorso

Matteo Mille

Presidente del comitato italiano di BSA, abbreviazione di Business Software Alliance, la principale organizzazione internazionale che si batte per il rispetto della proprietà intellettuale
a cura di Marco Morello

Hai già votato per questo confronto

Le opinioni a confronto di Ivan Scalfarotto, fautore della libertà della rete, e Matteo Millè, presidente di BSA Italia

Ivan Scalfarotto:

Meglio l'educazione della repressione

«Per combattere la pirateria l’educazione è mille volte meglio della repressione» ripete Ivan Scalfarotto , vicepresidente del Partito Democratico e animatore della notte della rete del 6 luglio scorso, quando centinaia di blogger, artisti e attivisti del copyleft si riunirono a Roma per protestare contro lo schema di regolamento dell’Agcom sul diritto d’autore .

Cosa contesta in particolare?
 «Nelle pieghe di questi provvedimenti c’è sempre il timore di una  restrizione della libertà della rete, che è un valore fondamentale,  soprattutto in un Paese come il nostro in cui l’accesso ai nuovi media e  in genere all’informazione è più ridotto rispetto a quanto avviene  altrove».
Però l’Authority ha sottolineato in modo esplicito che la libertà d’espressione sarà pienamente tutelata.
«Bene, ma io pongo una domanda: quali sono gli interessi che andiamo a  tutelare? Qual è la spinta, la motivazione per la quale riteniamo che un  regolamento del genere sia così urgente? L’allarme sociale è  sicuramente altrove».
Tornerete in piazza a protestare?
«Vedremo. Pensare che questo tema sia slegato da considerazioni di  politica generale mi sembra ingenuo. Se per esempio si abbina al  discorso delle intercettazioni, l’opinione pubblica potrebbe vederci un  disegno unico».
Comunque l’Agcom interviene solo in una seconda fase. La logica  è prima favorire il dialogo tra chi sente che è stato violato un suo  diritto e il presunto autore dell’illecito: le sanzioni, se arrivano,  sono un momento successivo.
«Credo però che se l’autore di un blog riceve da una multinazionale una  mail con la quale è invitato a cancellare un contenuto, abbia titolo per  sentirsi un po’ preoccupato».
Lo giudica un meccanismo intimidatorio?
«Dico soltanto che le cose stanno cambiando, che c’è sempre più gente  che le canzoni e i film li compra. E aggiungo che nel caricare contenuti  si fa tantissima attenzione a non calpestare i diritti di nessuno. Ha  idea di quanto siano stringenti le regole di certi siti?».
Alla fine, dunque, lascerebbe tutto com’è?
«Penserei ad altri tipi di interventi. Per esempio, perché un album su  un negozio digitale è venduto a prezzi simili a quelli di un cd, che ha  una filiera molto più lunga e costi fissi di produzione e  distribuzione?».
Che altro?
«Sarebbe cruciale puntare sull’educazione: bisogna capire che si fa un  danno a qualcosa che si ama. Chi scarica film e dischi, al cinema e alla  musica vuol bene: difendi il tuo piacere, dovremmo dire. Sanzionare,  reprimere, potrebbe essere invece un incitamento a cercare una  scappatoia. Sa come si dice: fatta la legge, trovato l’inganno».

Matteo Mille:

No, la pirateria uccide la vera creatività

«La pirateria prolifera grazie all’impunità che vige on line, alla  mancanza di regole ad hoc. In Italia ci sono ottime norme per proteggere  il diritto d’autore quando la violazione è tangibile, per esempio in  caso di vendita di software illegale su cd o dvd. Ma quando si prescinde  dal supporto fisico, di fronte a un reato che è solo digitale, la  tutela si fa fumosa, parecchio carente». A parlare è Matteo Mille , presidente del comitato italiano di BSA, abbreviazione di Business Software Alliance , la principale organizzazione internazionale che si batte per il rispetto della proprietà intellettuale.
Insomma l’Agcom (scarica lo schema di regolamento pdf) si limiterebbe a colmare un vuoto normativo.
 «E farebbe un favore a tutto il Paese. L’Italia, da anni, è sotto  osservazione da parte degli investitori americani per i suoi problemi  nella difesa della proprietà intellettuale. Ebbene, anche loro si sono  accorti che qualcosa sta cambiando, che c’è una nuova consapevolezza. E  potrebbero decidere di mutare atteggiamento, di stimolare gli  investimenti nel nostro mercato».
Entriamo nel merito dello schema del provvedimento dell’Autorità. Lo reputa efficace?
«È lungimirante, è un ottimo punto di partenza, ma secondo Bsa ci sono  tempi eccessivamente lunghi nella gestione delle comunicazioni tra le  parti coinvolte. Per la rimozione si arriva a venti giorni: veramente  troppi se si pensa che la maggior parte dei download, e dunque dei  profitti pubblicitari delle pagine viste, si concentra nei primi tre  giorni dalla pubblicazione».
La vostra proposta?
«Accorciare quantomeno la prima fase, quella in cui la parte offesa si  rivolge direttamente a chi ha pubblicato il contenuto. Gli sono concesse  96 ore per rimuoverlo, noi pensiamo che 48 siano più che sufficienti  prima di chiamare in causa l’Autorità».
Che altro?
«È parziale che il procedimento colpisca direttamente solo siti italiani  al 100%. Ce ne sono molti ospitati da provider stranieri che sono zeppi  di contenuti illegali tagliati per il pubblico del nostro Paese. Anche  lì bisogna pensare a meccanismi più efficaci e a una tempistica  accorciata».
Parliamo sempre e comunque di sanzioni rivolte a chi pubblica, non a chi scarica.
«Sono per punire lo spacciatore, non il drogato, purché sappia che a  drogarsi fa male. Non è solo questione di parassitismo: chi copia  contenuti non fa crescere il mercato, causa perdite di posti di lavoro e  subisce un danno diretto, perché le aziende non sono più stimolate a  investire in ricerca e dunque la qualità del prodotto finale ne risente.  È un circolo vizioso di cui tutti pagano le conseguenze. A cominciare  da chi scarica».

Leggi anche

637487
Commenti
TUTTI
PIÙ POPOLARI
Loading...
Loading...
Nessun commento inserito
  • Per commentare gli articoli devi essere iscritto a panorama.it
  • Puoi farlo anche utilizzando il tuo account facebook

Sondaggio

  • Chiudere l'Ilva di Taranto?

    Di fronte ai gravi problemi di salute che provocano gli impianti alla cittadinanza tarantina, non è meglio pensare di...

    • Tenere aperti gli impianti: per il Sud, e per l'Italia, sarebbe un'ecatombe

    • Chiudere gli impianti: né i privati né lo Stato sono in grado di fare fronte agli investimenti necessari per produrre acciaio senza procurare danni

  • Seleziona una delle voci del sondaggio

  • Hai già votato per questo sondaggio

  • Altri sondaggi
  • Chiudere l'Ilva di Taranto?

    I Risultati:

    • Tenere aperti gli impianti: per il Sud, e per l'Italia, sarebbe un'ecatombe
    • 0%

    • Chiudere gli impianti: né i privati né lo Stato sono in grado di fare fronte agli investimenti necessari per produrre acciaio senza procurare danni
    • 0%

  • Altri sondaggi
 
 
 
RC Auto: risparmia fino a 500€!

Confronta 18 assicurazioni e risparmia!

Mutui: risparmia fino a 15.000€!

Confronta le offerte delle migliori banche!

Prestiti: risparmia fino a 2.000€!

Confronta le migliori finanziarie e risparmia

 

Documento senza titolo


    • Cosa si dice su #DiPietro

TOP 10 DI PANORAMA Italia

ITALIA