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"Neo terroristi: piccoli rivoluzionari ignoranti ed emotivi". Il parere dell'analista. INTERVISTA

Il criminologo Giulio Vasaturo interpreta con Panorama.it il volantino di rivendicazione dell'attentato a Adinolfi. "Di loro - dice - conosciamo tutto, ci mancano solo i nomi."

"Neo terroristi: piccoli rivoluzionari ignoranti ed emotivi". Il parere dell'analista. INTERVISTA "Neo terroristi: piccoli rivoluzionari ignoranti ed emotivi". Il parere dell'analista. INTERVISTA
di Claudia Daconto
daconto

“Non conosciamo ancora i nomi dei giovani che hanno rivendicato l'attentato all'ingegner Adinolfi, ma l'analisi del loro documento ci dice praticamente tutto di chi sono”.

Mentre continua la caccia a chi la scorsa settimana a Genova ha sparato alle gambe di Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, e a chi ha incendiato la sede livornese di Equitalia, il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri lancia l'allarme sul rischio di escaltion terroristico e annuncia che per difendere possibili nuovi obiettivi sarà impiegato anche l'Esercito.

Panorama.it ha interpellato Giulio Vasaturo, criminologo e analista esperto di terrorismo all'Università di Roma La Sapienza.  

Ha ragione il ministro Cancellieri a temere un ulteriore innalzarsi del livello di tensione nel nostro Paese?

E' indubbio che vi siano molteplici indicatori in questo senso. Siamo ormai di fronte a gesti non più solo dimostrativi, ma ad azioni concrete e per questo terribilmente inquietanti. Tuttavia sarebbe sbagliato sopravvalutare troppo o mitizzare questi estremisti e sentirci condizionati nella nostra vita quotidiana.  

E' ipotizzabile che dietro l'attentato ad Adinolfi, quello incendiario alla sede di Equitalia di Livorno e i precedenti dei mesi scorsi, ci siano le stesse persone?

Dal punto di visto puramente politico e ideologico l'ambiente culturale di riferimento è comune a tutti questi gruppi, ciò non significa però che questi abbiano anche un comune apparato logistico, operativo e organizzativo. Anzi, il documento di rivendicazione dell'attentato ad Adinolfi segna, a mio avviso, una rottura esplicita in seno a questa stessa area tra una componente più moderata, che nella rivendicazione viene tacciata di anarchismo sociale, di cittadinismo, e una, rappresentata dal nucelo entrato in azione a Genova, che impugnando una pistola, una “stupida pistola” come la definiscono loro, ha voluto compiere un salto in avanti da cui non si torna più indietro.  

Di fronte a chi ci troviamo? Chi sono queste persone?

Senza voler dire che per questo debbano essere considerati meno pericolosi, si tratta di piccoli rivoluzionari che rispetto ai membri delle vecchie e nuove Brigate Rosse hanno uno spessore ideologico e culturale molto più scarso.  

Da cosa si capisce?

Per esempio dalla lettura dei loro volantini. La rivendicazione dell'attentato ad Adinolfi, per esempio, è, da una parte, un copia incolla evidente di un documento che si intitola “Finmeccanica a Rovereto” cirocolante almeno dal novembre del 2010; dall'altra una critica al resto del movimento anarco insurrezionsta che si inserisce in un dibattito da tempo aperto sui blog antagonisti; infine, un'autoesaltazione emotiva, intimista, del gesto di violenza che nulla ha a che fare con la glaciale freddezza che caratterizzava la vecchie Br o quelle nuove di Diana Desdemona Lioce.  

Quelli che oggi sparano, inviano pacchi bomba e minacciano nuove azioni, sono gli stessi che, secondo gli inquirenti, si sarebbero inflitrati nelle manifestazioni anti Tav o in quella degli Indignati del 15 ottobre scorso a Roma?

Finora non è stato possibile stabilirlo con certezza, ma l'ambiente culturale di riferimento è senz'altro lo stesso.  

Come si articola e quanto è forte il legame con gli altri gruppi anarchici europei?

Si tratta di un' asse che collega la Spagna, l'Italia e la Grecia e anche ambienti francesi, in particolare la Corsica. I legami sono noti agli analisti e vengono da tempo monitorati dai nostri apparati di intelligence.  

Potranno arrivare ad uccidere?

In questa campagna, per come viene articolata e proclamata, il gesto di violenza sembra essere finalizzato proprio alla gambizzazione. Io ho riscontrato delle straordinarie analogie con l'incipit di “La gioia armata”, un classico del pensiero dell'anarco-insurrezionalismo di Alfredo Maria Bonanno, il cattivo maestro di questa generazione di anarco-insurrezionalisti, un testo del 1977 in cui viene celebrato il ferimento, l'azzoppamento, del giornalista Indro Montanelli con una carica emotiva che gli attentatori di Adinolfi sembrano aver pienamente recepito.  

Verranno individuati?

I loro nomi ancora non li conosciamo, ma tutto il resto sì.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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