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Nell'alcova della trans più desiderata d'Italia

Ha quattro computer, due telefonini, tre siti. È stata con 3 mila uomini. È bella, elegante. È una transgender.  

Nell'alcova della trans più desiderata d'Italia Nell'alcova della trans più desiderata d'Italia
di Stefania Berbenni

Il suo canale di Suez fra il sopra da donna (terza di reggiseno) e il sotto da attore porno è stretto: Efe ha un punto vita da fare invidia a qualsiasi donna. Taglia 44, 68 chili su 1 metro e 90 di altezza, occhi da cerbiatta, volto da attrice francese, buona per Chéreau, Resnais, Rohmer. Voce controllata, non da baritono e neppure da fatina.

È andata a letto con 3 mila uomini in 10 anni. La sua attuale media mensile è di 120, una trentina di clienti a settimana, ma quando ha iniziato l’attività arrivava a 15-18 al giorno. Parla quattro lingue, è intelligente, ha la stoffa della manager: una bocconiana del sesso mercenario.

È stata definita "la più bella trans del mondo". Ha classe, è chic con il suo giacchino avvitato di Chanel, la stola di cincillà e i gioielli che le ha regalato un famoso libero professionista di Milano, suo fidanzato per quattro anni. Dopo di lui un commercialista, altrettanto famoso e altrettanto innamorato.

Efe è l’opposto di chi ha occupato in questi giorni le cronache, dopo il caso Marrazzo : "Dei mostri. Trans aggressive, con voglia di protagonismo. Tette enormi, volti rifatti, coca, ricatti... Ci credo che la gente abbia paura di noi" dice. Non si ferma: "Provo gelosia, rabbia. Mi domando: perché un uomo ricco e bello come Piero Marrazzo trovi proprio il mostro? Vuole dire che ha cercato il problema, il guaio".

Efe di guai invece non ne vuole, si autogestisce, ha quattro computer, tre siti, due telefonini. Smista gli appuntamenti, è impegnata come la segretaria di Barack Obama, solo che il presidente è lui. E la camera non è ovale, ma un rettangolo dipinto di rosa confetto alle pareti, un divano bianco a fianco del letto e il televisore di fronte: "Rimane sempre spento, nessuno guarda la tv, le posso assicurare". Nel comò i cassetti sono per la biancheria intima, tira fuori un body che sembra una rete di pescatori solo che ha due buchi, studiati perché i seni siano a vista.

La chiamano da tutto il mondo. Ha fatto base a Milano, è arrivata dalla Turchia una decina di anni fa, in Italia è in regola, ha anche la cittadinanza. È però una multinazionale della terza via al piacere, si è fatta un parco clienti fissi di un’ottantina di uomini, il manager americano che la prenota per tempo, il libero professionista londinese che la reclama per un weekend, operai, liberi professionisti, docenti, di tutto. È appena stata ad Atene: "Tremila euro per poche ore". Preferisce però ricevere a casa sua anche per non allontanarsi dal suo rottweiler adorato, Goran.

"C’è chi viene da me per il suo compleanno, chi la mattina perché è appena sposato e la sera non può uscire, chi è un habitué. Lavoro come una pazza il 24 e 25 dicembre: si fanno il regalo. Per il 99 per cento la mia clientela è composta da uomini , in un anno capita qualche coppia, poche però. Non faccio pratiche sado, mi viene da ridere". Per reggere il ritmo si aiuta con il Cialis, la pasticca stile Viagra ma di durata maggiore. "Ne prendo qualche pezzettino, poca roba".

Gay e donne non fanno per lei, o viceversa. Chissà. Usa rigorosamente il preservativo, c’è chi è disposto a pagarla fino a 10 mila euro se mette da parte la sicurezza. Di media chiede fra i 200 e i 300 euro per un incontro che dura non più di un’ora. "Tantissimi uomini vogliono sentirsi una donna". Arrivano nella stanza bomboniera, se vogliono possono rinfrescarsi nel bagno attiguo, il Viagra è Efe, raramente si pasticcano. Di coca non ne gira, se non in casi rari, anche se molti le propongono "la festa" come si dice in gergo.

Il cliente tipo di Efe è: "Sposato, con figli, ricco. E al di sopra di ogni sospetto". Anche lei si è sposata a 20 anni, quando ancora era un uomo, poi è finita dentro il giro, era venuta in Italia per studiare lingue... La prima volta si è scolata una bottiglia di vodka e ha cominciato a vendersi. Fino al 2002 si faceva chiamare Lulù, figurava nel primo sito di escort, Metropolitan.it (ora disattivato). Tre anni fa si è fatta siliconare una terza di reggiseno, ha speso poco più di 8 milioni di lire. Il naso è passato dal chirurgo due volte, il resto è la dotazione base di famiglia, compreso quel punto vita da vestito settecentesco.

La prima volta che confessò a sua madre di essere una trans: "Rimase scioccata. Ora è serena, mi viene a trovare quattro volte l’anno". E viaggiano, viaggiano insieme tanto, perché Efe sa vendere la sua immagine, si è autosponsorizzata persino la propria auto scrivendo sulle portiere la pubblicità di uno dei suoi indirizzi web: www.lapiudolce.com .

Sta comprando appartamenti in quello che un tempo era il residence milanese delle modelle, in pieno centro. Ha studiato marketing e turismo, poi ha messo insieme le due discipline e ci ha aggiunto quella delle lenzuola in cui si dice che eccella. I suoi siti, con 200 mila contatti al mese, sono una galleria di foto di viaggio "fatte da me con l’autoscatto": Capri, Mikonos, Parigi, Venezia.

Efe è sempre ritratta con look semplici da ragazza della porta accanto, in vacanza dopo un anno magari passato al call center. Gira da sé anche i video, il numero 13 è particolarmente illuminante sui doni dispensati da madre natura. La mamma la segue sempre: "Poche settimane fa abbiamo affittato per 10 giorni una casa a Parigi, una camera e un bel soggiorno". E mentre lei riceveva i francesi affamati di novità (almeno tre al giorno), la madre si godeva riviste e tv in salotto.

"Mi sono creata un mondo dove nessuno mi può umiliare". Un mondo dove svetta Chanel, seguito da Vuitton e Prada. Efe ha 90 paia di scarpe, due ante d’armadio di borsette griffate "ma compro anche da Zara e da H&M". Oltre che per i gioielli, ha la passione per le auto, ha avuto una Jaguar, una Porsche, una Cayenne, ora gira in Bmw cabrio. Ma quando è nervosa va all’Ikea o da Castorama e si dà al bricolage.

Se vale la media di 120 clienti al mese per 200-300 euro, la premiata ditta Efe incassa una media di 25 mila euro al mese, 300 mila l’anno. "Varia molto. Ultimamente ho toccato i 27 mila al mese". Le piace andare anche sulla strada: "È un teatro, bisogna saper recitare. Io mi diverto e mi sento a casa mia. Da mezzanotte alle 5 sei libera lì, nessuno ti squadra". È incavolata nera con due palestre di Milano: "Downtown e Caroli Health Club. Non mi hanno accettato perché non volevano farmi andare nello spogliatoio delle donne". Parte in quarta, battagliera: ma quante sorprese riserva Efe, la dolce.

Ha l’animo da femminista, da manager e da Giovanna d’Arco delle trans: "In Italia una trans non può sposarsi né fare da testimone di nozze come è successo a Vladimir Luxuria con sua sorella. Io dico alla signora Daniela Santanchè e alla signora Mara Carfagna: pulite le strade, mandate via quelli che sono qui senza regolare permesso. E l’80 per cento delle trans sparisce. A quel punto i pochi che rimangono lavorano di più, hanno case dove possono ricevere come faccio io".

Efe è disposta anche a pagare le tasse, ha una proposta: "Un forfait al mese, una carta prepagata da esibire al poliziotto che mi ferma".

Le piace l’idea di essere una manager: "Vendo me". Le è anche capitato di fare mercimonio di altro: capitò proprio lì, sul lettone della camera confetto, "il cliente superdotato si ricordò che il giorno successivo la figlia avrebbe compiuto gli anni. Così gli vendetti il mio snowboard di Chanel che tenevo qui sul comò per bellezza. Duecento euro".

Ride di gusto, ironica, un sorriso pulito. Efe è proprio bella. Ride ancora perché sta pensando al modaiolo, macho e passionale, che le ha spaccato il letto; lei è poi andata a casa sua, 280 metri quadrati in centro, e ha visto quel nido da Carosello, e anche a lei è venuto da domandarsi: perché? "Sono stata con tanti e non li ho ancora capiti, questi uomini. Sono annoiati della vita, il trans è adrenalina ed è femmina e maschio. Hanno poca fantasia, mi dicono tutti la stessa cosa: “Sai, ho una fidanzata, ho una moglie... per me è la prima volta...”. Balle! Ne hanno due per nascita e mille in testa".

Proprio una femminista, questa Efe: "Quando ero un ragazzo, certi uomini in Turchia mi guardavano e intanto facevano scendere la mano sui calzoni... Mi invitavano. Sono loro che ci fanno trans. Come nella scena di Malèna: l’intero paese sbava dietro a Monica Bellucci, finché lei, stanca, fa quello che gli altri vogliono che faccia, la sgualdrina; si taglia i capelli, si fa rossa, va in piazza scosciando".

Non si sente in colpa, né si pente: "A me piace questo lavoro: se trovo un ragazzo di 20 anni, bello muscoloso, mi faccio la serata e poco importa se mi paga o no". Ma sta pensando anche al futuro, da trans-stilista: "Vorrei disegnare una collezione di cravatte. Mi sono già informata, devo solo cercare un terzista che me le produca". Fosse vivo Sigmund Freud le farebbe notare che la cravatta è il simbolo fallico per eccellenza, quasi un totem di stoffa.

Bella inconsapevole Efe.

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