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opinioni a confronto

Le lacrime di Bossi & Balotelli

Mario ed Umberto, così diversi, per una volta uguali

VS

UMBERTO BOSSI

Presidente (a vita) Lega Nord

MARIO BALOTELLI

Calciatore

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Le immagini del loro pianto sono stati i simboli della domenica

UMBERTO BOSSI:

Ed il "Senatùr" pianse

di Paola Sacchi

Non lacrime da sconfitto. Ma lacrime che ruggiscono. È il pianto  del "Bossi furioso" al quale concede "l'onore delle armi", nel suo blog, anche Gad Lerner che lo attaccava quando era potente e ora graffia il neosegretario : "Al  confronto di Bossi,  Maroni appare un modesto burocrate".

Le lacrime di "Umberto" sembrano però dire al contrario  ai militanti: No Lega, no cry : io non mollo.  In una domenica bestiale Umberto Bossi, come Mario Balotelli, piange per un'occasione mancata. Per Bossi è quella di essere stato costretto a passare la mano in un congresso, a suo avviso, dettato dal timing "della magistratura": "Se siamo qui è per colpa della magistratura: qualcuno le ha aperto la fortezza dall'interno".

Lui avrebbe voluto passare la mano un giorno a un nuovo segretario scelto nella leva dei trentenni e quarantenni (così' disse a Panorama nel 2006). E farlo soprattutto  in un congresso deciso da una battaglia politica, non segnato dalle inchieste giudiziarie. Piange "Umberto" ma ruggisce ancora: "Il bambino (la sua Lega ndr) è suo". Cioè la Lega ora è di Maroni.  Che viene di fatto paragonato alla "madre abusiva" alla quale il saggio re Salomone consegnò il bambino della madre vera, recedendo dal proposito di tagliarlo a metà. Come dire: caro Bobo, se sei segretario è solo perché io non ho voluto spaccare la Lega.  Ma, il vecchio leone, presidente-fondatore della Lega Nord, pensa in cuor suo che, come nel calcio,  ci saranno altri tornei e altre finali nelle quali combattere. Piangere o esultare.

MARIO BALOTELLI:

E "Super Mario" pianse

di Matteo Politanò

Lo avevamo lasciato con la posa da macho in occasione del secondo gol contro la Germania, lo ritroviamo in lacrime al fischio finale di Italia–Spagna. Il sogno estivo di Mario Balotelli si è concluso ieri sera e le immagini del suo pianto hanno già fatto il giro del mondo. Lui il “bad boy” che faceva impazzire compagni e allenatori, aveva superato le critiche iniziali all’Europeo conquistandosi i riflettori con prove in crescendo, culminate con la doppietta nella semifinale con i tedeschi.

Mario sta diventando grande, presto sarà anche padre. Raffaella Fico ha infatti annunciato di essere incinta, un ulteriore passaggio nella crescita di un ragazzo che negli ultimi anni è stato preso di mira troppo spesso.
L’amore dei tifosi nei confronti del numero nove cresce giorno dopo giorno, un idolo che prima di tutto è  un emblema dell’integrazione, pelle nera, accento bresciano calcato e pettinature che fanno impazzire . Per lui passa la nuova Italia, non solo nel calcio. Le lacrime di Kiev hanno cancellato quella maschera da duro che troppo spesso sembrava una forzatura. Gli azzurri sono stati la sorpresa di Euro 2012, la Spagna resta però la nazionale più forte al mondo, una formazione superiore che ha spazzato via le velleità degli uomini di Prandelli con un pressing alto e un gioco senza sbavature. Il pianto di Balotelli racconta un sogno che si è interrotto sul più bello ma che lascia al calcio della penisola la speranza di un futuro da protagonista. E’ una vittoria personale di Prandelli, che sull’attaccante del City ha sempre puntato, convinto delle sue capacità e della possibilità di vincere le difficoltà di un ragazzo così giovane.  
L’Italia del calcio, presentatasi all’Europeo con tristi strascichi derivanti dal calcioscommesse, ha divertito e messo in mostra un calcio moderno e veloce. I supplementari con l’Inghilterra e i pochi giorni per recuperare hanno però reso impossibile la vittoria contro una squadra come la Spagna, prima nella storia a vincere due campionati europei consecutivi. L’esperienza di questa estate regala però agli azzurri un campione nuovo, capace di lasciarsi andare ad un pianto liberatorio in faccia alle telecamere. Sul prato del campo di Kiev la priorità non era più quella di mostrare rabbia e corazze e gli italiani hanno potuto vedere il lato più vero di un ragazzo classe 1990, pronto a diventare finalmente grande e perno di una nazionale che ai mondiali del 2014 potrà dire la sua da protagonista.

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