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I soldi della Lega per la "paghetta di Renzo e Riccardo Bossi. E Umberto sapeva

Secondo la Procura il Senatùr era al corrente del passaggio di denaro dalle casse del partito alle tasche dei figli. Tra questi anche una donazione mensile extra di 5 mila euro

I soldi della Lega per la "paghetta di Renzo e Riccardo Bossi. E Umberto sapeva I soldi della Lega per la "paghetta di Renzo e Riccardo Bossi. E Umberto sapeva
©Catalano/Lapresse06/03/2005 Lugano , SvizzeraPoliticaRetrospettiva del Senatore Umberto BossiNella foto : Umberto Bossi con i figli Renzo e Riccardo durante una vacanza in Sardegna

Tag:  lega-nord procura-di-Milano Renzo Bossi Riccardo Bossi The family

di Redazione

di Arianna Giunti

Se le loro “piccole spese personali”, con i soldi delle casse del partito, non superavano i quattromila euro, i rampolli potevano stare tranquilli: papà non sarebbe neanche stato informato. Se, invece, le cifre erano più cospicue, e le richieste dei “delfini” si facevano via via più esigenti, allora le "ricevute" finivano sulla scrivania del Senatùr. Tanto che negli ultimi tempi - estratti conto alla mano - erano arrivati a ottenere una "paghetta" mensile da quasi cinquemila euro.

Multe, assicurazioni, macchine di lusso, vacanze, spese legali. Un flusso di denaro costante erogato direttamente dall’ex tesoriere Francesco Belsito, utilizzato al pari di un bancomat. Una prassi di cui l’ex segretario della Lega Nord Umberto Bossi - secondo la Procura di Milano che lo ha indagato con l’ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato – era al corrente, tanto quanto il suo ex tesoriere. Visto che aveva firmato e controfirmato – nell’agosto 2011 - il rendiconto “truccato” delle spese del partito con i soldi ottenuti dal finanziamento pubblico per avere i rimborsi elettorali relativi all'anno 2010. Una cifra che in totale ammonta a 18 milioni di euro.

Di questi soldi, dunque, oltre 130mila euro in tre anni sarebbero stati utilizzare per le spese private dei suoi familiari. Con la sua piena consapevolezza. “Emerge una gestione disinvolta dei fondi delle casse della Lega Nord – scrivono i magistrati nel motivare l’iscrizione nel registro degli indagati del Senatùr e dei suoi figli Renzo e Riccardo – e la consapevolezza da parte di Bossi dell’uso improprio dei fondi, visto che il rendiconto veniva letto e firmato”.

Insieme all’ex segretario nazionale – appunto – sono finiti sotto inchiesta con l’accusa di appropriazione indebita anche il figlio Renzo, ex consigliere regionale della Lombardia, e il fratello Riccardo, imprenditore estraneo alla politica. Ma che, come “Il Trota”, avrebbe utilizzato i soldi delle casse del partito per scopi personali.

E nuovi sviluppi giudiziari riguardano anche il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni,  accusato di peculato per aver prelevato soldi per 500mila euro dal fondo per le spese del gruppo parlamentare nel triennio 2008-2011, e l’uomo d’affari Paolo Scala, già coinvolto agli albori dell’inchiesta, ma per il quale si aggiunge un nuovo reato: il riciclaggio. Il manager, infatti, definito dagli inquirenti “un riciclatore professionista”, occupandosi di finanza viene chiamato a prendere parte alle operazioni di investimento a Cipro e in Tanzania.

E sono state le dichiarazioni delle ultime settimane della segretaria personale di Bossi, Nadia Dagrada, e dell’ex tesoriere Belsito - espulso dal partito un mese fa – a determinare la decisione dei pubblici ministeri Alfredo Robledo, Paolo Filippini e Roberto Pellicano, che ieri hanno notificato al Senatùr l’informazione di garanzia nella sede del Carroccio in via Bellerio. Analizzata la grossa mole di documenti relativa ai bilanci delle spese del partito, i magistrati hanno trovato le prove che le spese personali per “The Family”, come si intitolava la cartella informatica nella quale l’ex tesoriere aveva registrato l’uscita dei fondi per le spese della famiglia Bossi, erano documentate ed erano state autorizzate.

E l’inchiesta nei prossimi giorni potrebbe arricchirsi con l’iscrizione nel registro degli indagati di nuovi nomi. Le prime a tremare, sono le due donne più vicine a Umberto Bossi: la moglie Emanuela Marrone e l’ex braccio destro Rosi Mauro, anche lei come Belsito espulsa dalla Lega. Per la prima, occorre far luce sui 300mila euro che sarebbero stati stanziati nella sua scuola di Bosina. Per la seconda, sotto la lente degli inquirenti ci sono le cifre di denaro del partito che “la Nera” ha dichiarato di aver stanziato a favore del sindacato padano Sinpa. Se fosse vero, nulla di grave. Se fosse falso, anche lei potrebbe finire sotto inchiesta. Senza tenere conto però di un piccolo particolare: la contabilità relativa al sindacato non si trova.

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