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La nuova frontiera della pirateria è su iPad

C’è un altro universo meno conosciuto che prospera nel sottobosco della rete: la possibilità di ottenere i programmini in vendita sul negozio ufficiale della Apple iTunes, inclusi i più cari, senza spendere nemmeno un centesimo

La nuova frontiera della pirateria è su iPad La nuova frontiera della pirateria è su iPad
Credits: Ansa Foto
di Marco Morello

Quando si parla di pirateria tutti pensano alla musica, ai film, ai  software per computer. C’è però tutto un altro universo meno conosciuto,  ma che invece prospera nel sottobosco della rete: la pirateria delle  app, la possibilità di ottenere i programmini in vendita per esempio sul  negozio ufficiale della Apple iTunes, inclusi i più cari, senza spendere nemmeno un centesimo.

Andiamo con ordine, ricostruiamo il processo dall’inizio: con  l’esplosione della «melamania», con il proliferare di dispositivi  portatili ideati da Steve Jobs, gli smanettoni della rete si sono messi all’opera per cercare un modo proficuo per violare l’ecosistema chiuso di iPhone, iPad e simili: naturalmente lo hanno trovato. Si tratta del cosiddetto «jailbreak»:  è, semplificando, una procedura che sblocca il dispositivo e consente  all’utente di installare programmi non presenti sullo store ufficiale,  attingendo da altre fonti.

Sia ben chiaro: in via teorica è una pratica del tutto legittima,  come riconosciuto nell’estate del 2010 addirittura dal Governo degli  Stati Uniti, secondo il quale è consentito bypassare il sistema  operativo di un telefono per consentirgli di far funzionare software  «ottenuto legalmente». È qui, tanto per cambiare, che casca l’asino:  perché, questo sì, al termine della procedura possiamo installare sul  nostro gadget preferito delle applicazioni diverse da quelle  tradizionali, magari con funzioni aggiuntive. Ma è l’occasione a fare  l’uomo ladro: ecco allora che la rete e YouTube si sono in fretta  riempiti e oggi sono stracolmi di video e pagine che spiegano a neofiti  ed esperti come accaparrarsi gratuitamente ogni singola app. E, certo,  non solo quelle che costano 79 centesimi, ma anche le più care, per  esempio i programmi completi di navigazione stradale che superano spesso  i 50 euro.

Come di qualsiasi strumento, digitale o reale che sia, conta allora  l’uso che se ne fa. Di sicuro questa pratica non ha avuto soltanto  demeriti: nel tempo, tacitamente, la Apple ha assorbito all’interno dei  suoi prodotti, fornendole di serie, delle caratteristiche che erano  disponibili solo sui prodotti sbloccati. Il caso di scuola è il  cosiddetto «tethering», ovvero la possibilità di trasformare il  telefonino in un modem Wi-Fi affinché gli altri dispositivi possano  sfruttarlo per collegarsi a internet senza fili: oggi è uno dei punti di  forza dell’iPhone.

La stessa Apple non poteva restare a guardare e infatti, in  contemporanea con la decisione del Congresso americano, ha fatto dire a  un suo portavoce che il jailbreak può compromettere l’esperienza d’uso  dell’oggetto, rendendolo instabile e non garantendone il corretto  funzionamento. A livello pratico, la presenza dello sblocco viola  secondo l’azienda di Cupertino la garanzia e dunque, in via teorica, una  riparazione di un terminale con questa modifica potrebbe essere  rifiutata. Ma se il condizionale è d’obbligo, è certo invece che sempre  su internet si trovano tante altre guide che spiegano come far tornare  il dispositivo alle condizioni originali, rimuovendo dunque ogni traccia  del jailbreak. Rendendolo, di fatto, un telefonino o una tavoletta  uguale agli altri. Ecco, se c’è una cosa non è mai mancata ai pirati,  quella è la fantasia.

Twitter: @marmorello

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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