• RSS
  • youtube
Home  -  Italia  -  Kaos Leoncavallo: Milano ha perso

Kaos Leoncavallo: Milano ha perso

Questioni politiche, paura, scaricabarile. Ecco perché si è tollerata per decenni l'illegalità

Kaos Leoncavallo: Milano ha perso Kaos Leoncavallo: Milano ha perso
Una veduta di palazzo Marino sede del comune di Milano. (CREDITS: MATTEO BAZZI)

Tag:  de corato Leoncavallo Milano Pisapia

di Paola Bacchiddu

Una domanda, in una vicenda così lunga, è però doveroso porsela.

Chi ha consentito al Leoncavallo, per quasi quarant'anni, di scrivere la sua storia di “porto franco”, esente da controlli, rispetto delle regole, e in piena violazione delle norme di legge?

Leggendo con attenzione la vicenda, ci si perde in un dedalo di responsabilità collettive e condivise. E a perderci, sembra essere stata l'intera città, al di là dei flebili giustificazionismi che, in nome di una sedicente “mission sociale”, sembrano perdonare anche il totale dispregio della legalità. Il comune di Milano, nel tramenio di giunte che si è avvicendato, ha – in un  certo senso – lasciato fare.

Riccardo De Corato, oggi consigliere del Pdl al comune di Milano, e per molti anni vicesindaco del capoluogo lombardo, rivendica un interventismo che l'attuale sindaco Giuliano Pisapia ha sostituito con un approccio più morbido (nel suo annuncio di regolarizzare il centro sociale): “A chi mi critica oggi, dal centro-sinistra – dice il consigliere - rispondo che ho richiesto più volte, negli anni passati, l'intervento della Prefettura, e l'invio della Forza pubblica assieme all'ufficiale giudiziario per effettuare lo sgombero, ma senza successo. È una questione delicata, di ordine pubblico. Buttarli fuori da via Watteau avrebbe comportato la conseguenza di gestire l'identico problema in un'altra zona della città, con una buona appendice di agitazione sociale, manifestazione e il rischio che esplodesse la violenza”.

Situazione, peraltro, molto comune anche ad altre vicende di occupazione abusiva milanese: dal più recente caso di Macao, oggi ai Magazzini Generali, dopo l'abbandono di Torre Galfa, fino al centro sociale Conchetta (Cox 18), già sgomberato (per ordine dello stesso De Corato, nel gennaio del 2009) e poi rioccupato. Ma le Forze dell'ordine e gli enti di controllo, che hanno fatto, in tutti questi anni? Sembra essere prevalsa, anche in questo caso, la realpolitik di considerare costi e benefici e convergere su una politica di scelta del male minore. Come a dire: meglio chiudere un occhio, per il quieto vivere, che accendere micce di tensione sociale.

È così che il centro è stato occupato, senza l'obbligo di versare un canone d'affitto, distribuisce pasti nel ristorante e somministra bevande nei suoi tre bar, senza alcuna licenza, né autorizzazione, senza l'emissione di scontrini fiscali, senza il controllo di Asl e Nas e organizza spettacoli senza preoccuparsi di versare i diritti alla Siae.La Polizia Locale, in merito, risponde che “Si tratta di una questione di ordine pubblico. Occorre essere precisi sulla facoltà d'intervento di ciascuno. In questo caso deve essere la Prefettura a richiedere alla Questura l'invio di pattuglie della Polizia di Stato. Però non so dirle se sia mai accaduto”. E l'attività degli esercizi commerciali? Il rispetto della legge sulla Sicurezza del Lavoro? “Noi controlliamo solo chi è in possesso di una regolare licenza”, tagliano corto.

Prefettura e Questura, dal canto loro – ricordiamo anche numerosi episodi di violenza, a danno dei poliziotti, tra gli anni Settanta e Ottanta, per mano degli occupanti del centro – sembrano essere intrappolate nel groviglio di condizionamenti che un'azione di forza avrebbe comportato. In piena sintonia col Comune, d'altronde. Qualche intervento c'è stato, in verità, soprattutto negli anni Ottanta, ma senza risoluzione alcuna. Si attende che il contenzioso aperto in Tribunale dal 2001 dai Cabassi, proprietari dell'area, segua il suo corso. La procedura si trascina, intanto, con passo fiacco, con l'invio di un ufficiale giudiziario privo della Forza Pubblica, a intervalli regolari di 6 mesi (l'ultimo sarà il 10 ottobre prossimo) per la notifica di sfratto.

Anche la Guardia di Finanza non è in grado di stabilire se effettivamente dei controlli vi siano mai stati. Al Comando Provinciale di Milano è partita, su richiesta di Panorama.it , una pratica per verificare gli ipotetici interventi. Ma nessuno sa definire né i tempi di risposta, né l'esito della ricerca (Il caposezione, tenente Fabio Boerner, del nucleo tributario Grandi patrimoni, fa cenno ad “archivi cartacei” da consultare per una risposta in merito). L'ipotesi di bando pubblico “ad personam”, con un vincitore già assegnato, annunciata dalla giunta Pisapia sembra non solo scontentare gli altri centri sociali, ma irritare anche chi un'attività commerciale la conduce nel pieno rispetto delle regole.

Simonpaolo Buongiardino, vicepresidente di UnioneConfcommercio non ci sta:Noi ci poniamo 'senza se e senza ma' contro ogni forma di abusivismo, irregolarità e illecito. Quella del Leoncavallo è una concorrenza sleale verso chi produce e esibisce fatturati dichiarati, pagando le tasse secondo il proprio reddito. Non vi sono giustificazioni sociali che reggano per  ammettere e tollerare l'esistenza di porti franchi in regime di totale  evasione fiscale. Il bando del Comune, se è pubblico, non deve avere un vincitore già assegnato. Devono potervi accedere tutti, senza corsie preferenziali”. Il centro-destra sostiene che questo potrebbe costituire un pericoloso precedente. Soprattutto in questi tempi di “cinghia stretta” e tasse folli, gli animi sono tesi.

Se ciascuno dei cittadini che paga regolarmente le tasse, occupasse lo stabile di un privato e avviasse un'attività di vendita (o spaccio di sostanze stupefacenti, nell'ipotesi peggiore), senza che nessuno intervenga, si profilerebbe uno scenario di caos sociale più pericoloso di quello alimentato da un nucleo di occupanti abusivi.

  • Vai a:
     
     
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
637483
Commenti
TUTTI
PIÙ POPOLARI
Loading...
Loading...
Nessun commento inserito
  • Per commentare gli articoli devi essere iscritto a panorama.it
  • Puoi farlo anche utilizzando il tuo account facebook

Sondaggio

  • Chiudere l'Ilva di Taranto?

    Di fronte ai gravi problemi di salute che provocano gli impianti alla cittadinanza tarantina, non è meglio pensare di...

    • Tenere aperti gli impianti: per il Sud, e per l'Italia, sarebbe un'ecatombe

    • Chiudere gli impianti: né i privati né lo Stato sono in grado di fare fronte agli investimenti necessari per produrre acciaio senza procurare danni

  • Seleziona una delle voci del sondaggio

  • Hai già votato per questo sondaggio

  • Altri sondaggi
  • Chiudere l'Ilva di Taranto?

    I Risultati:

    • Tenere aperti gli impianti: per il Sud, e per l'Italia, sarebbe un'ecatombe
    • 0%

    • Chiudere gli impianti: né i privati né lo Stato sono in grado di fare fronte agli investimenti necessari per produrre acciaio senza procurare danni
    • 0%

  • Altri sondaggi
 
 
 
RC Auto: risparmia fino a 500€!

Confronta 18 assicurazioni e risparmia!

Mutui: risparmia fino a 15.000€!

Confronta le offerte delle migliori banche!

Prestiti: risparmia fino a 2.000€!

Confronta le migliori finanziarie e risparmia

 

Documento senza titolo


    • Cosa si dice su #DiPietro

TOP 10 DI PANORAMA Italia

ITALIA