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Immondizia a Napoli, disastro con bluff

Rifiuti, sanità, parchi, criminalità, truffe... nella città tutto è emergenza. Come sempre.  E l’effetto del sindaco demiurgo in pochi mesi è già svanito.

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Tag:  immondizia luigi-de-magistris napoli rifiuti

di Carlo Puca
demagistris

Masaniello, ‘a Manetta, ‘o Flop... lo hanno definito in tanti modi. Ma Chiachiello mai. Ecco, su Luigi De Magistris sta irrimediabilmente calando l’appellativo più grave che un partenopeo possa subire: Chiachiello, appunto. Uno che produce soltanto chiacchiere, che promette e non mantiene, che annuncia e non fa. Insomma, un uomo di parole, ma non di parola.

Il sindaco di Napoli lo sgradevole «contronome» (soprannome, nella lingua locale) sta conquistandoselo con metodo, megalomania dopo megalomania. La più grossa bufala raccontata è quella sulla raccolta differenziata. Da aprile il sindaco sta promettendo che entro dicembre, cioè adesso, l’avrebbe portata al 70 per cento del totale. Aspetta oggi, aspetta domani, persino i Verdi, fra i più vivaci sostenitori del sindaco al tempo della campagna elettorale, si sono stufati: «C’è un dato che dà esattamente il senso degli errori compiuti» spiega Francesco Emilio Borrelli, leader regionale dei Verdi. «Con la giunta di Rosa Russo Iervolino la differenziata era intorno al 19 per cento». Un disastro, dunque, che altro aggiungere? «Sa a quanto siamo adesso? Al 17 per cento». Un disastro con bluff.

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La ragione è anzitutto tecnica. Seppure si vogliono rifiutare discariche e termovalorizzatori, come chiedono De Magistris e pure i Verdi, «comunque un sito di compostaggio va costruito» aggiunge Borrelli, mentre indica le 4 mila tonnellate di spazzatura. «A Salerno il sindaco Vincenzo De Luca il sito lo ha fatto e lì non hanno mai avuto grossi problemi. A Napoli, invece, questa giunta lo ha promesso entro luglio 2011, ma ancora non si vede».

Quanto alle più volte annunciate navi di rifiuti verso i Paesi Bassi, ancora non c’è traccia di partenza. Risultato? Il commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik, è stato fin troppo esplicito: i rifiuti di Napoli sono «una vergogna» e «non ci sono più scuse». Più chiaro di così…

Ma allora com’è che gli ambientalisti stanno tutti zitti? Semplice. Il sindaco, abilissimo, ha coinvolto uomini sia di Legambiente sia del Wwf nella gestione, finora presunta, della differenziata da parte dell’Asìa, la municipalizzata dei rifiuti. Mentre Anna Donati, l’assessore ufficialmente in quota Verdi, ma di stretto rito demagistriano, starebbe progettando la costruzione di un Sole che ride parallelo, utile a infastidire quello ufficiale di Borrelli. Il quale, appunto, non si è lasciato intortare da Giggino. Il sindaco ce l’ha così tanto con i Verdi da avere rifiutato il dono di una dozzina di biciclette alla giunta comunale. Masaniello aveva infatti annunciato che lui e i suoi assessori si sarebbero mossi su due ruote, ma poi, chiosa Borrelli, «girano regolarmente in macchina».

Avanti un altro, fra i delusi da De Magistris c’è Gerardo Marotta, prestigioso intellettuale e filosofo. Marotta fu tra i più grandi sponsor di Giggino, ora guida furente la contestazione al sindaco, colpevole di avere rinviato sine die la rimozione della cosiddetta «colmata», i residui velenosi accumulati dall’Italsider di Bagnoli. Tutto questo per fare svolgere proprio lì, sulla munnezza stratificata (e pericolosa), le regate della Coppa America. E infatti un’inchiesta immediata della magistratura ha di fatto chiuso l’ipotesi Bagnoli.

Nel frattempo, Masaniello ha costituito uno staff personale di ben 17 persone, più a «titolo gratuito» il fratello Claudio: lo stipendio gli viene garantito dall’Idv. Una cugina del sindaco è stata invece chiamata nello staff dell’assessore allo Sport, Pina Tommasielli, sempre dell’Italia dei valori. Familiari e amicali.

«Ci sono partiti che non pagano il fitto degli immobili comunali anche da più di 10 anni» denunciò il 31 agosto l’assessore al Patrimonio Bernardino Tuccillo, che diede pure la classifica delle morosità. Panorama può dimostrare che dimenticò un piccolo dettaglio: uno dei locali in questione era affittato a Stefano Buono, primo dei non eletti dell’Idv alle ultime regionali e tra i più stretti sodali politici del sindaco. Quando si dice il caso.

Ora, per distrarre l’opinione pubblica, De Magistris ha annunciato il Napo, la prima banconota (in verità, un buono sconto) coniata dal comune e il registro comunale delle unioni civili. Ma ha incivilmente dimenticato di nominare al femminile, come da programma elettorale, vicesindaco e mezza giunta. E pure nelle aziende partecipate le quote rosa restano esigue. Non c’è neanche una donna, per esempio, proprio in Asìa. L’eccezione è la presidente indicata per Napoli sociale, comunque affiancata da due uomini.

Ma la designazione al maschile che ha fatto più rumore è stata per la presidenza del Forum delle culture 2013. Giggino ha nominato Roberto Vecchioni presidente alla modica cifra di 220 mila euro. Tanti soldi, contestati anzitutto dal Corriere del Mezzogiorno di Marco Demarco, che già demolì il bassolinismo e oggi raccoglie opere e parole dei critici del masaniellismo di ritorno. Sostiene Demarco: «Le nomine? Cosa è cambiato? Nulla. Spoils system era e spoils system è rimasto». E poi «la vera rivoluzione non è tanto negli uomini scelti, ma nel metodo con cui la scelta viene fatta». E De Magistris sceglie esattamente come facevano Antonio Bassolino e Russo Iervolino. Sorpreso dal metodo dilettantistico è invece il cantante Nino D’Angelo: «Ogni lavoratore ha diritto a essere pagato, compresi gli artisti». Però «di certe cose si parla prima, non dopo le nomine. Le cifre vengono discusse in sede contrattuale, non dopo, scatenando polemiche sui giornali».

Risulta deluso persino il Fatto quotidiano di Marco Travaglio, che sulle chiacchiere del Chiachiello aveva viceversa scommesso. Perdendo. De Magistris si è infatti già stufato di stare a Napoli: «Punto a un ruolo nazionale» ammette. L’arcinapoletano che vuole farsi arcitaliano.

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