• RSS
  • youtube
Home  -  Italia  -  I regali di Monti

I regali di Monti

Tasse, lavoro, pensioni, crescita, rapporto con la politica:  su questi cinque cardini  il governo di Mario Monti ha dispiegato la sua azione nelle prime settimane di attività. Incassando giudizi non sempre positivi, tanto che i ministri sono stati costretti  a una girandola di interviste per spiegare, chiarire, difendere i loro provvedimenti. E allontanare lo spettro  di un’altra manovra.  Quale giudizio dare dunque al lavoro del governo tecnico? «Panorama» lo ha chiesto  a cinque esperti: Alessandro Campi, Pietro Ichino, Fiorella Kostoris, Antonio Martino, Michele Tiraboschi.  

I regali di Monti I regali di Monti
di Redazione

Antonio Martino

economista, deputato pdl

Antonio Martino

«L’unico cambiamento è che il numero di Monti al ministero dell’Economia si è ridotto a un terzo, erano tre con Tremonti ora si sono ridotti a uno. Battute a parte, soprattutto per quanto riguarda la crescita, è tutto peggio. Quasi quasi rimpiangiamo il “Puzzone” (in questo caso l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ndr), che già la sua parte di danno l’aveva fatta. Con il governo Monti sul segreto bancario siamo arrivati a metodi da Unione Sovietica. E soprattutto l’ulteriore aumento dei balzelli rende ancora meno probabile la crescita. Abbiamo avuto almeno una manovra all’anno per 25 anni e ogni volta il risultato è che i conti sono peggiorati. Ogni volta sono state aumentate le imposte ed è stato diminuito lo sviluppo. Con Monti è sempre la stessa musica, ma un po’ più stonata».   

Pietro Ichino

Docente di diritto del lavoro all’Università Statale di Milano e senatore del Pd

Pietro Ichino

«Nel suo discorso programmatico il presidente del Consiglio ha indicato in modo preciso la riforma del diritto e del mercato del lavoro che intende attuare per assolvere l’impegno assunto dall’Italia verso l’Unione Europea. Non toccherà i vecchi rapporti di lavoro stabili regolari, riguarderà soltanto i rapporti che si costituiranno da qui in avanti. E sarà una disciplina applicabile davvero a tutti, capace di conciliare la massima possibile flessibilità per le strutture produttive con la massima possibile sicurezza economica e professionale per tutti i lavoratori, senza più dipendenti di serie A e di serie B. Qualsiasi proposta che rispetti questi punti fermi sarà benvenuta. D’altra parte, è evidente che una riforma di questa complessità e delicatezza non si poteva fare in due settimane e inserire nel decreto legge».

Alessandro Campi

politologo, direttore della «Rivista di politica»

Alessandro Campi

«Il governo Monti doveva essere anche un esperimento  rigeneratore della politica italiana. È stata fatta una scelta delicata sospendendo la naturale dialettica politica nell’interesse del Paese. In Italia si è ritenuto il voto insostenibile, a differenza della Spagna dove si è preferito andare alle elezioni. A una situazione economica di emergenza si è risposto con una soluzione politica di emergenza con un governo tecnico sostenuto da una maggioranza innaturale, e la politica espulsa dalla sfera dell’esecutivo. Questo per prendere misure impopolari che i politici non sarebbero stati in grado di adottare. Ma ora la pretesa di contrattare ogni cosa in Parlamento e di avere il consenso di tutti, la svolta parlamentarista, insomma, di Monti rischia di rendere il governo tecnico ostaggio della politica, venendo meno alla natura con la quale era nato».

Fiorella Kostoris

docente di economia politica  all’Università di Roma La Sapienza

Fiorella Kostoris

«Questa manovra purtroppo come le precedenti è molto più basata sull’aumento delle imposte che sulla riduzione della spesa pubblica. Basti dire che ben 20 miliardi del provvedimento derivano dagli incrementi di quattro imposte: Imu (la nuova tassa sulla casa, ndr), Iva, Irpef, accise. Si sta elevando la pressione fiscale e questo indubbiamente non può agevolare la crescita. Anche se ci sono già una diminuzione dell’Irap e una significativa detrazione fiscale per le assunzioni di donne e giovani. Tuttavia il governo Monti ha già preannunciato una seconda ondata di provvedimenti per favorire la crescita. E soprattutto, per la prima volta, c’è una contrazione della spesa di natura strutturale. Mi riferisco alla riforma delle pensioni definita dal ministro Elsa Fornero. Una buona riforma che riporta il sistema previdenziale su un sentiero di sostenibilità».

Michele Tiraboschi

professore di diritto del lavoro all’Università di Modena, allievo di Marco Biagi

Michele Tiraboschi

«Questa riforma previdenziale è dura, sicuramente inevitabile, ma anche poco equa nel suo complesso. Si affidano al ministero del Lavoro programmi per “diffondere la consapevolezza”, in particolare tra i giovani, “della necessità dell’accantonamento di risorse”, in funzione dell’articolo 38 della Costituzione, che prevede che ai pensionati siano assicurati “mezzi adeguati”. Questo però è un compito che la Costituzione riserva in esclusiva allo Stato. Ma lo Stato ha fatto promesse che non riesce a mantenere e ora in maniera un po’ paternalistica e farisaica sembra riscoprire la responsabilità individuale. La sostenibilità del sistema è assicurata da due fattori trascurati dalla manovra: un alto tasso di occupazione regolare e andamenti demografici dinamici. A questo devono mirare riforme credibili, visto che l’Italia ha, in entrambi gli ambiti, dati fra i peggiori del mondo».

  • Vai a:
     
     
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
14
Commenti
TUTTI
PIÙ POPOLARI
Loading...
Loading...
Nessun commento inserito
  • Per commentare gli articoli devi essere iscritto a panorama.it
  • Puoi farlo anche utilizzando il tuo account facebook

Sondaggio

  • Chiudere l'Ilva di Taranto?

    Di fronte ai gravi problemi di salute che provocano gli impianti alla cittadinanza tarantina, non è meglio pensare di...

    • Tenere aperti gli impianti: per il Sud, e per l'Italia, sarebbe un'ecatombe

    • Chiudere gli impianti: né i privati né lo Stato sono in grado di fare fronte agli investimenti necessari per produrre acciaio senza procurare danni

  • Seleziona una delle voci del sondaggio

  • Hai già votato per questo sondaggio

  • Altri sondaggi
  • Chiudere l'Ilva di Taranto?

    I Risultati:

    • Tenere aperti gli impianti: per il Sud, e per l'Italia, sarebbe un'ecatombe
    • 0%

    • Chiudere gli impianti: né i privati né lo Stato sono in grado di fare fronte agli investimenti necessari per produrre acciaio senza procurare danni
    • 0%

  • Altri sondaggi
 
 
 
RC Auto: risparmia fino a 500€!

Confronta 18 assicurazioni e risparmia!

Mutui: risparmia fino a 15.000€!

Confronta le offerte delle migliori banche!

Prestiti: risparmia fino a 2.000€!

Confronta le migliori finanziarie e risparmia

 

Documento senza titolo


    • Cosa si dice su #DiPietro

TOP 10 DI PANORAMA Italia

ITALIA