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I metodi di Giuliano Mignini: sei mio nemico? Vai indagato

Dopo la condanna del pm Giuliano Mignini e del poliziotto-scrittore Michele Giuttari, sono finiti sotto accusa i loro metodi di indagine. Con tanto di liste di proscrizione

I metodi di Giuliano Mignini: sei mio nemico? Vai indagato I metodi di Giuliano Mignini: sei mio nemico? Vai indagato
di Redazione

di Silvio Del Vigo

Una lista di proscrizione, un file riservato con all’indice parlamentari, ministri e giornalisti. È quanto hanno scoperto i magistrati nel computer personale di Giuliano Mignini, il pm italiano più criticato in America (ha duramente puntato il dito contro la statunitense Amanda Knox nel processo per la morte di Meredith Kercher) e titolare della seconda parte dell’inchiesta sul mostro di Firenze.

I sostituti fiorentini Luca Turco e Gabriele Mazzotta hanno scavato su una serie di «stranezze» nelle indagini condotte da Mignini e dal poliziotto-scrittore Michele Giuttari sui mandanti dei delitti delle coppiette. Risultato: il 22 gennaio scorso il tribunale di Firenze ha condannato per abuso d’ufficio l’investigatore e il magistrato.

Secondo la sentenza di condanna (rispettivamente un anno e sei mesi e un anno e quattro mesi, oltre all’interdizione dai pubblici uffici), i due, nel 2006, hanno indagato illecitamente su alcuni giornalisti, sull’allora questore di Firenze Giuseppe De Donno e su due alti funzionari del Viminale.

Però quel file inquietante lascia aperti altri scenari. La vicenda trae origine, nell’aprile 2006, dal clamoroso arresto del giornalista Mario Spezi per concorso in omicidio e depistaggio delle indagini. Spezi si fece 23 giorni di carcere, di cui cinque in isolamento e senza poter vedere il proprio avvocato, con motivazioni che il Codice di procedura penale prevede soltanto per reati gravissimi come il terrorismo.

L’arresto di Spezi scatenò le critiche di alcuni cronisti, nei confronti dei quali la coppia Giuttari e Mignini avviò una serie di «accertamenti» (ritenuti poi illeciti dal tribunale) sempre avallati dalla firma del gip Marina De Robertis, con procedure definite d’urgenza, ma mai motivate.

È il caso dell’intercettazione di un telefono cellulare di proprietà del quotidiano La Stampa, in uso al cronista Vincenzo Tessandori, peraltro non indagato ufficialmente, colpevole di avere scritto alcuni articoli critici nei confronti dell’inchiesta. Stessa sorte toccò ad altri cronisti come Gennaro De Stefano (poi deceduto) e Roberto Fiasconaro.

Nei confronti di due dirigenti dell’ufficio stampa della Polizia, che avevano detto al poliziotto di limitare le apparizioni televisive, Mignini e Giuttari predisposero, oltre alle intercettazioni, pedinamenti personali.

Questo è quanto emerso dagli accertamenti degli inquirenti fiorentini. Ecco un passaggio della requisitoria del pm Turco in merito alla mancata iscrizione nel registro degli indagati delle vittime degli abusi giudiziari: «Non è affatto azzardato pensare che Mignini non sia stato capace di configurare un reato così da procedere all’iscrizione nel registro degli indagati». Ma assai più inquietante, per gli sviluppi che avrebbe potuto avere, è quella lista di «nemici» di Mignini.

Il quale dal dicembre 2005 al maggio 2006 aggiorna un file intitolato «Attacchi da ricordare» nel quale si legge: «Orgia di attacchi a seguito dell’arresto di Spezi; giornali all’indice: Libero, Il Giornale, Oggi». Seguono una lista di persone «da ricordare», che comprende alcuni dei più autorevoli giudiziaristi che hanno seguito le vicende del mostro, e un lungo elenco di politici, tra cui l’ex sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, il deputato ds Michele Ventura e l’allora ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, firmatari di un manifesto di solidarietà a Spezi.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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