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Fusione nucleare a freddo: i dubbi del fisico Antonio Zoccoli

Fusione nucleare a freddo: i dubbi del fisico Antonio Zoccoli Fusione nucleare a freddo: i dubbi del fisico Antonio Zoccoli
di Claudia Daconto
daconto

Quando nel gennaio scorso, per la prima volta in Italia, davanti a esperti e giornalisti, è stato realizzato un presunto processo di fusione nucleare fredda , in quel capannone nella zona industriale di Bologna, c'era anche lui, Antonio Zoccoli, professore di Fisica Generale e direttore della sezione bolognese dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

Insieme ad altri colleghi, Zoccoli ha osservato quanto il professore Sergio Focardi e l'ingegnere Andrea Rossi andavano mostrando, ma alla richiesta di fornire maggiori particolari sul prototipo in grado di fondere a freddo i nuclei di nichel e idrogeno, da cui la produzione di energia, non ha ricevuto sufficienti risposte, da qui i dubbi e le perplessità.“Non si tratta di scetticismo – spiega Antonio Zoccoli a Panorama.it - ma prima di dire che siamo di fronte a una reazione nucleare a freddo, fateci guardare dentro la macchina”.

Prof. Zoccoli, cosa non la convince del sistema “nichel-idrogeno” di Rossi e Focardi in grado di produrre un'alta quantità di energia immettendone nella macchina appena 1 kw?

Il problema principale è che non ci è stato possibile effettuare una verifica sperimentale dei risultati che questo, come altri gruppi di ricerca, dichiara di aver ottenuto. Di fatto Rossi e Focardi non hanno ancora mai voluto rendere pubblici e dettagli delle loro ricerche.

Perché secondo lei?

Mah, presumo per tutelare la segretezza del loro brevetto. Il che, intendiamoci, è del tutto comprensibile in un'ottica commerciale, meno da un punto di vista scientifico visto che per uno scienziato è difficile riconoscere dal di fuori, senza conoscere i dettagli dell'esperimento, se si tratti di fusione a freddo o meno.

Cosa intende per “dettagli dell'esperimento”? Non era presente anche lei quando è stato effettuato? Cosa chiede di più?

In sostanza, io e altri, chiediamo di poter guardare dentro la macchina, chiediamo di farci fare una misurazione più lunga di tre quarti d'ora, di far funzionare l'apparecchiatura per due settimana di seguito in modo da verificare che la produzione di calore è effettivamente di quella entità e che è costante.

A quel punto, di fatto, cosa cambierebbe per voi?

Che potremmo dire che il fatto che si produca così tanta energia per lungo tempo non è spiegabile parlando, ad esempio, di semplice reazione chimica. Il fatto è che che ci sono tanti modi diversi per produrre energia in tre quarti d'ora. La prova vera è data dalla durata della produzione: se va avanti per lungo tempo allora probabilmente non è una reazione chimica ma è qualcosa di diverso.

Esiste una prova madre per stabilire che si è di fronte a una reazione di tipo nucleare?

Tipicamente una reazione nucleare dà dei prodotti nucleari, come i raggi gamma che, ad esempio, noi non abbiamo riscontrato in occasione dell'esperimento di Rossi e Focardi.

Intervistato da noi, il professor Focardi ha spiegato che in realtà i raggi gamma vengono prodotti ma che essendo pericolosi per la salute loro sono riusciti a eliminarli grazie all'inserimento di piccoli spessori di piombo.

In linea di principio questo si può fare, ma secondo me “piccoli spessori di piombo” non dovrebbero schermare tutti i gamma e per produrre tutta quella energia ci vogliono molti gamma.

Se non si trattasse di una fusione nucleare, ma nemmeno di una semplice reazione chimica, di cosa potrebbe trattarsi?

E' quello che vorremmo sapere! Non glielo so dire, almeno finché non ci sarà possibile fare tutta quella serie di verifiche necessarie a stabilire di che tipo di reazione si tratti. Le informazioni che abbiamo finora sono troppo frammentarie.

Se questa scoperta superasse, attraverso ripetute prove pubbliche ed empiriche, lo scetticismo di parte della comunità scientifica, che entità avrebbe?

Se davvero si trattasse di una reazione di fusione nucleare ottenuta in quelle condizioni lì, si tratterebbe di una scoperta di proporzioni planetarie: la risoluzione di tutti i problemi energetici del pianete.

Ci sarebbe da augurarselo e fare il tifo. Non crede?

Certamente. Ecco perché se capitasse a me di fare una scoperta del genere ne pubblicherei tutti i dettagli su una rivista scientifica internazionale e probabilmente vincerei anche il premio Nobel. Ciò che comunque posso dire è che il Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna è in contatto con il professor Focardi e l'ingegner Rossi per effettuare una serie di verifiche sulla loro apparecchiatura e capire la reale natura ed entità del fenomeno prodotto. Conosco Focardi da anni, la ritengo una persona assolutamente seria e per questo considero seriamente la cosa in attesa di poter esprimere un giudizio su elementi concreti.

Parlando invece di fusione a caldo, lei è d'accordo con la sospensione del programma nucleare italiano deciso dal governo dopo il disastro di Fukushima?

No, ma penso che il problema sia stato impostato male fin dall'inizio quando è stato deciso di aprire un programma nucleare in Italia senza definire prima un piano energetico nazionale. Ma dal momento che siamo partiti, mi chiedo cosa è cambiato dal disastro di Fukushima a oggi. L'incidente di Fukushima non ha avuto nulla a che fare con l'atomo in sé, ma è dipeso dal fatto che era stata progettata una centrale in riva al mare che prevedeva di reggere onde di tsunami alte 6 metri e mezzo e invece sono state alte 15.

E tuttavia quell'evento ha avuto sulla popolazione italiana un fortissimo impatto emotivo...

Ce l'ha avuto perché gli italiani non sono sufficientemente informati.

Quindi secondo lei è giusto o sbagliato che si esprimano in merito con un referendum?

Secondo me una volta che un Paese decide di cambiare lo scenario con cui produce la propria energia è giusto che ci sia una consultazione popolare. Il problema è che qui in Italia certe scelte si prendono in base all'appartenenza politica: se uno è mediamente di destra allora è favorevole al nucleare, se è di sinistra no senza considerare quelli che sono i reali rischi e vantaggi dell'atomo e se serve o meno alle nostre necessità.

I video dell'esperimento di gennaio a Bologna

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