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Emanuele Fiano (Pd): "La protesta No Tav è legittima, ma diciamo no alla violenza"

Emanuele Fiano (Pd): "La protesta No Tav è legittima, ma diciamo no alla violenza" Emanuele Fiano (Pd): "La protesta No Tav è legittima, ma diciamo no alla violenza"
di Claudia Daconto
daconto

“Siamo e resteremo aperti al dialogo ma senza recedere di un millimentro dai fondamenti della democrazia”. All'indomani della protesta simbolica e pacifica davanti alla sede nazionale del Pd a Roma da parte di un gruppo di No Tav romani, il responsabile PD per la Sicurezza Emanuele Fiano, che ha "trattato" con loro, spiega a Panorama.it la posizione del suo partito rispetto al movimento della Val di Susa e ribadisce un “no” netto a ogni forma di violenza.

Questo mentre anche il governo conferma la linea dura. Per oggi pomeriggio il presidente del Consiglio Mario Monti ha convocato una riunione straordinaria sui lavori della Torino-Lione per "verificarne lo stato di avanzamento nelle necessarie misure di sicurezza". "Sull'Alta velocità la linea resta la stessa", ha ripetuto ieri il premier al vertice europeo di Bruxelles.

On. Fiano, i manifestanti vi avevano chiesto di pubblicare un loro comunicato sul sito del Pd, ma non ce n'è traccia. Come mai?

Già ieri avevamo detto di no visto che il loro comunicato si concludeva con la frase “siamo tutti black bloc” e noi non possiamo considerare ammissibile che il Partito democratico abbia a che fare con chi inneggia ai black bloc.

Che impressione ha ricevuto dai manifestanti che hanno dato vita alla protesta davanti alla vostra sede?

Intanto che si trattasse di ragazzi molto giovani e che fossero molto arrabbiati, in generale con la società e il sistema nel quale viviamo.

Come si è svolto il confronto?

Ho cercato di farli ragionare sul funzionamento della democrazia.

Come?

Spiegando loro che è del tutto legittimo che io sia favorevole alla Tav e loro no, ma se alla fine consigli provinciali, regionali, parlamenti e governi di colori diversi, hanno espresso una volontà attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla democrazia quella decisione deve essere rispettata. L'alternativa a ciò è l'anarchia o il fascismo, un sistema che noi non vogliamo. Mentre vogliamo la democrazia, ossia un sistema in cui a decidere siano le maggioranze, mentre con la violenza a decidere sono le minoranze.

Ritiene di averli persuasi?

Mi hanno risposto che loro non credono nel funzionamento della democrazia.

Le hanno spiegato anche perché?

Mi hanno portato l'esempio dei recenti referendum sull'acqua con cui gli italiani hanno deciso in un determinato modo mentre i politici non hanno dato corso all'espressione di questa volontà. Loro dicevano “continuiamo a pagare il 17%”, io gli ho risposto che però l'acqua non è stata privatizzata.

Come è andata a finire?

Non abbiamo trovato un accordo. Però con Bersani abbiamo proposto loro di incontrarli anche sopra, nella sede della nostra direzione nazionale, ci hanno risposto che non gli interessava l'incontro ma poter pubblicare un loro comunicato sul nostro sito. Lo avremmo concesso volentieri se quel documento non avesse contenuto riferimenti alla violenza.

Anche lei ritiene che una parte del movimento No-Tav si stia facendo strumentalizzare da cosiddetti “professionisti del disordine”, soggetti che mirano ad alzare il livello di tensione sfruttando il disagio della gente?

Io non faccio l'inquirente ma ascolto con molta attenzione le persone che autorevolmente si occupano di queste cose come il procuratore capo Giancarlo Caselli, il capo della polizia Antonio Manganelli, o le relazioni dei Servizi segreti i quali ci informano che sfruttando un terreno sociale in difficoltà e la crisi di credibilità dei partiti e delle istituzioni, cellule antagoniste, di tipo anarco insurrezionalista, con una potenzialità prototerroristica omicida, sono riuscite a entrare in contatto con le frange più estreme del movimento No Tav e di altri grandi movimenti di massa con l'obbiettivo di fare un salto di qualità. Io credo che questo pericolo ci sia e che si possa concretizzare anche nelle prossime ore.

Ieri davanti alla vostra sede i manifestanti chiedevano che il PD si assumesse la responsabilità di quanto sta accadendo. Ma cosa può fare la politica rispetto a questo pericolo?

La politica deve svolgere un compito di vigilanza culturale sulla democrazia. E' importante che tutti i partiti, anche quelli non rappresentati in Parlamento e che nei giorni scorsi a mio avviso hanno detto delle cose sbagliate sulla Tav, non perdano di vista i fondamenti della democrazia.

Chi sono i politici, i partiti, che stanno correndo questo rischio?

Penso a quello che ha detto Beppe Grillo, che si possono fermare i lavori di un'opera decisa in tutte le sedi possibili perché c'è una parte della popolazione che è contraria. Un ragionamento del genere è pericoloso perché autorizza questi ragazzi a pensare che basti alzare il livello della tensione per ottenere dei risultati.

Eppure una consistente parte di quella popolazione sta protestando contro la Tav con argomenti e modalità del tutto legittime. Qual è il rapporto del Pd con questa parte del movimento?

Il Pd è un grande movimento di massa ed è vero che nell'opposizione alla Tav c'è una partecipazione popolare di persone che del tutto legittimamente, in buona fede e con tutti i diritti si oppongono a un'opera esprimendo pacificamente la loro opposizione. Un partito di massa non deve perdere di vista il proprio mandato che è quello di interpretare i bisogni, le esigenze, le aspettative di un popolo, ma credo che questo si debba fare senza recedere di un millimetro dai fondamenti della democrazia, per cui restiamo aperti al dialogo ma indisponibile a qualsiasi tipo di contiguità, anche minima, con la violenza.

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