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Dedalo, i Giorgia Meloni boys contro Forza Italia

I giovani ex An capitanati dalla precedente titolare del Dicastero alle Politiche giovanili lanciano da Cesenatico un monito a Berlusconi

Dedalo, i Giorgia Meloni boys contro Forza Italia Dedalo, i Giorgia Meloni boys contro Forza Italia

Giorgia Meloni

Credits: ANSA
di Antonio Rapisarda

Quando sotto il tendone di “Dedalo” – la kermesse degli studenti universitari del Pdl di scena a Cesenatico – arriva la notizia, non riescono a trattenere la soddisfazione. Scorrendo la rassegna stampa si scopre infatti che, secondo un sondaggio, è Giorgia Meloni (vero punto di riferimento di questa comunità giovanile scossa dalle ultime notizie dei “grandi”) la più acclamata dal popolo del Pdl.

Seconda dopo Silvio Berlusconi ovviamente, ma comunque ben quattro punti sopra il segretario del Pdl Angelino Alfano. Certo, già i retroscena e le rilevazioni commissionate in questi giorni avevano raccontato, da parte loro, l’alto tasso di gradimento dell’ex ministro della Gioventù, candidata come terminale, allo stesso tempo, tanto del ticket con il Cavaliere stesso, quanto a capo di un nuovo soggetto politico che vedrebbe la luce qualora Berlusconi optasse per la forzatura nella direzione di un ritorno a Forza Italia. Ma per i “suoi” ragazzi la notizia non poteva che essere salutata con un sospiro di sollievo. «Finalmente la potenzialità di Giorgia viene riconosciuta dal grande pubblico – spiega Annalisa Arletti, dirigente modenese – È da lei che deve passare la capacità di rigenerarsi del nostro partito».

Nonostante la location tipicamente vacanziera – lo storico Bagno Marconi della cittadina romagnola - sono stati tre giorni politicamente intensi quelli vissuti dallo spezzone di quello che fu il Fuan. Lo “spauracchio” del cambio del nome, dal Pdl a Forza Italia, paventato da Berlusconi ha fatto scattare una reazione che, a sorpresa, da queste parti non vuole indirizzarsi a sua volta nella comoda tentazione del rifugio identitario. Poco importa che una delle magliette indossate dai partecipanti, riprendendo il motivo di Al Bano, reciti ironicamente “Nostalgia canaglia”. Tra i ragazzi, infatti, la sola idea di riproporre schemi del passato centrodestra è tabù: «Noi vogliamo guardare avanti – precisa Christian Alicata - non certo a un presunto “spirito del ‘94” né alla rifondazione di Alleanza nazionale che ci appassioniamo».

La festa, non poteva che essere così, ha rappresentato l’occasione di chiedere lumi sulla questione del futuro direttamente alla Meloni e poi, per via telefonica, al segretario Angelino Alfano. Proprio sull’appeal che susciterebbe tra gli elettori, interrogata dai ragazzi, Meloni inizia glissando con sagacia: «I sondaggi mi convincono poco, ciò che conta sono i voti». Salvo poi entrare sul tema che più sta a cuore alla platea quando Augusta Montaruli, della cabina di regia di giovani pidiellini, chiede a brucia pelo: «Che facciamo se Berlusconi rifà Forza Italia?». «Per il momento – risponde – sono contenta del fatto che Berlusconi abbia derubricato la questione. E aggiungo: spero che non la presenti nemmeno nelle sedi opportune», perché «in tal caso voterei in senso contrario». Il motivo è presto detto: «Non vorrei che dietro al ritorno a Forza Italia ci fosse un atto di accusa verso la destra italiana per ciò che è avvenuto in questi anni».

Davanti a questo, infatti, «quello che non ha funzionato non credo che sia la destra, ma ben altro…». Segue ovazione della platea. Sul concetto gli dà man forte Massimo Corsaro, uno dei dirigenti senior senza peli sulla lingua. Non solo sul cambio del nome, ma anche sul terreno altrettanto scivoloso della legge elettorale. «Non permetteremo mai il ritorno allo schema dei partiti della Prima repubblica», spiega il vicecapogruppo del Pdl alla Camera. L’avvertimento, rispetto a chi paventa tentazioni di grande coalizione anche dopo le Politiche del 2013 è chiaro: «Se inciucio dovesse essere un minuto dopo il Pdl smetterebbe di essere il mio partito». Ovazione anche per lui e feeling coi giovani pidiellini saldato.

Le parole d’ordine che scaldano gli animi qui a Cesenatico, insomma, sono chiare: democrazia, partecipazione, primarie e preferenze. E sono le stesse di quella promessa sostenuta un anno fa da Alfano e che i ragazzi adesso sentono in parte tradita. Il segretario, da parte sua, non è presente al faccia a faccia perché si trova Palermo, per la fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino. «Sono qui per rendere omaggio alla parte migliore dell’Italia», spiega in collegamento e la platea apprezza. E poi rilancia: «Non c’è nulla di più distante dal declino di un partito che un incontro come il vostro». Dopo il giusto tributo al giudice assassinato tocca a Maurizio Gasparri, qui in veste di “colomba”, chiedere ad Alfano rassicurazioni sulle sorti del Pdl. «Ogni separazione è un segnale di debolezza», rassicura il segretario. Ed è questo il suo chiarimento sull’argomento caldo del dibattito tra ex Fi ed ex An. Alla fine della telefonata, però, i ragazzi rimangono con qualche dubbio. «Sono d’accordo con Alfano – commenta Dario Moscato, vicepresidente degli universitari – Separarsi sarebbe un errore. A maggior ragione se l’esigenza di cambiamento dovesse dipendere dai sondaggi e non dalla creazione di una nuova agenda politica per rilanciare il Pdl. Vedremo». Già, si vedrà. Se non fosse che un leader – donna, giovane, che di nome fa Giorgia -  questi ragazzi in ogni caso ce l’hanno già. Casomai, alla fine della giostra, dovesse nascere un partito…

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