Cancellarla come avrebbero voluto molti non solo a sinistra e non solo tra i pacifisti era impensabile perché la Difesa e soprattutto il Quirinale non volevano rinunciare alla solennità dell’evento che accomuna forze armate e popolazione ma quest’anno la parata militare del 2 giugno è low cost e a basso profilo rispetto alle precedenti edizioni e soprattutto rispetto a quella del 2011che coincise con i 150 anni dell’Unità d’Italia.
La spending review della Difesa ''inizia il 2 giugno'', aveva fatto sapere nei giorni scorsi il ministero della Difesa, annunciando i tagli alla parata nella quale dovevano sfilare circa 3.200 militari e civili con un costo stimato tra i 2,56 e i 2.9 milioni di euro contro i 3,52 milioni spesi nel 2010 e ai 4,4 nel 2011.
Anche a causa dell’austerity al centro dell'edizione di quest'anno c’è ''la componente umana” tagliando il numero di mezzi e persino di cavalli. Dovevano sfilare 2.584 militari e 738 uomini e donne di altre amministrazioni dello Stato contro i quasi 5 mila effettivi dell’anno scorso, in riduzione da 12 a 10 le bande musicali e i cavalli (98 contro i 120 del 2011 e i 182 del 2010). “Solo” 93 i mezzi previsti, meno della metà dei 196 che sfilarono l’anno scorso.
Ulteriori riduzioni di personale e la rinuncia al passaggio delle Frecce Tricolori e a tutti i mezzi (tranne un solitario “gippone” blindato Lince) e cavalli sono state annunciate nelle ultime ore dopo le polemiche circa l’opportunità di non sprecare denaro di fronte alla necessità di finanziare gli aiuti alle popolazioni terremotate dell’Emilia.
A concorrere alla riduzione dei costi anche il taglio di tribune e allestimenti che quest’anno erano già stimati in ribasso a 594 mila euro contro gli 877 mila del 2011.
Sempre troppo considerate le condizioni dell’Italia tra crisi economica, terremoto e tagli anche al bilancio militare? Probabilmente si ma in questo caso a stonare con il clima di sobrietà e di austerity non è solo la parata militare del 2 giugno ma anche un approccio ideologico anti-militare che stona con le motivazioni morali e finanziarie.
Perché ad apparire superflue sono tutte le manifestazioni pubbliche pagate con i soldi dei cittadini. Dalle kermesse musicali, letterarie e teatrali organizzate dagli enti locali ai concerti nelle piazze in occasione della Festa dei lavoratori. Dopo il sisma dell’Aquila dell’aprile 2009 qualcuno propose forse di cancellare le celebrazioni di 25 aprile e 1° Maggio per devolvere i fondi risparmiati ai terremotati?
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